11:24 25 Gennaio 2020
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Magistrato della Corte d'Appello riceveva denaro, preziosi e prestazioni sessuali per emettere sentenze o provvedimenti favorevoli nei processi.

Il magistrato Marco Petrini, della Corte d'Appello di Catanzaro, è stato arrestato dalla Gdf nell'ambito di un'indagine coordinata dalla Procura della Repubblica di Salerno. Sono 8 le persone coinvolte nell'inchiesta, indagati per corruzione in atti giudiziari. Per alcuni è stata contestata l’aggravante del metodo mafioso. 

In sette sono stati raggiungi da provvedimento di custodia cautelare in carcere. Oltre al giudice sono stati arrestati anche un avvocato del foro di Catanzaro e uno del foro di Locri. Per quest'ultimo sono stati predisposti gli arresti domiciliari.

Dalle indagini della Dda di Salerno, è emersa "una sistematica attività corruttiva" nei confronti di Petrini. Secondo quanto ricostruito dagli inquirenti il magistrato avrebbe ricevuto consistenti somme di denaro, preziosi e persino prestazioni sessuali, in cambio delle quali, sarebbe intervenuto, in qualità di presidente di sezione della Corte d'Appello di Catanzaro nonché presidente della Commissione provinciale tributaria del capoluogo calabrese,  "per ottenere, in processi penali, civili e in cause tributarie sentenze o comunque provvedimenti favorevoli a terze persone concorrenti nel reato corruttivo".

"In taluni casi - si legge in una nota - i provvedimenti favorevoli richiesti al magistrato e da quest'ultimo promessi e/o assicurati erano diretti a vanificare, mediante assoluzioni o consistenti riduzioni di pena, sentenze di condanna pronunciate in primo grado dai tribunali del distretto, provvedimenti di misure di prevenzione, già definite in primo grado o sequestri patrimoniali in applicazione della normativa antimafia, nonché sentenze in cause civili e accertamenti tributari".

A stipendiare mensilmente il magistrato, per garantirsi i favori, sarebbe stato un medico in pensione ex dirigente dell'Azienda sanitaria provinciale di Cosenza. A conferma di questa attività di corruzione, esisterebbero intercettazioni audio e video. 

Spinto da una "condizione economica precaria"

Sarebbe stata una "condizione economica precaria" a mettere il magistrato nelle condizioni di ricerca di nuove somme di denaro per poter mantenere un alto tenore di vita, rivelano le indagini degli inquirenti, che hanno trovato in casa di Petrini una somma corrispondente a 7 mila euro in contanti. Le perquisizioni sono state condotte dalla guardia di Finanza di Crotone e dallo Scico.

Sono finiti in carcere anche Emilio Santoro (detto Mario), Luigi Falzetta, Giuseppe Tursi Prato, Francesco Saraco, Vincenzo Arcuri, Giuseppe Caligiuri. Ai domiciliari è finita Maria Tassone.

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magistratura, Calabria, Italia
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