05:06 04 Aprile 2020
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Il batterio Escherichia coli, presente nell'intestino umano, sarebbe una delle cause di infarto nelle persone. A scoprirlo una ricerca scientifica del Policlinico Umberto I di Roma.

I ricercatori del Policlinico Umberto I di Roma hanno scoperto che il batterio intestinale Escherichia coli è un “partner” importante nel verificarsi degli infarti.

Conducendo una ricerca su 150 pazienti hanno infatti scoperto che i pazienti infartuati presentano il batterio Escherichia coli in circolo nel sangue ed anche nell’arteria ostruita.

La ricerca scientifica è stata pubblicata sulla rivista European Heart Journal, ed apre a “nuove prospettive terapeutiche fra le quali lo sviluppo di un vaccino che prevenga il processo trombotico”, scrive il Policlinico Umberto I nel comunicato stampa di presentazione dei risultati della ricerca.

I meccanismi dell’infarto mai chiariti

I ricercatori dell’Umberto I, spiegano che la gran parte degli infarti si verifica a causa della formazione di un coagulo di sangue, detto trombo, che ostruisce una o più arterie del cuore. I meccanismi che portano alla formazione di questi coaguli, non sono mai stati chiariti del tutto.

Il batterio Escherichia coli causa dell’infarto al miocardio

“Uno studio tutto italiano ha dimostrato per la prima volta che un batterio di origine prevalentemente intestinale, Escherichia Coli, circola nel sangue dei pazienti con infarto e si concentra nel trombo coronarico favorendone l'insorgenza. I risultati sono stati pubblicati sulla più prestigiosa rivista di cardiologia al mondo, European Heart Journal”, scrive il policlinico universitario romano.

Alla ricerca hanno contribuito cardiologi, cardiologi interventisti, anatomopatologi, patologi clinici e biologi.

La ricerca

La ricerca ha portato alla scoperta di 50 casi di pazienti colpiti da infarto con presenza “della capsula batterica” nei trombi, messi a confronto con 50 pazienti in condizione normale (angina stabile) e 50 soggetti di controllo.

Gli infartuati presentavano “una presenza batterica significativamente superiore rispetto a quella degli altri due gruppi, associandola all'attivazione delle piastrine a livello del trombo”.

I risolviti terapeutici della scoperta

I ricercatori spiegano che:

“Questi risultati, oltre ad aver definito un nuovo meccanismo che favorisce l'infarto, aprono nuove prospettive terapeutiche per la sua cura che prevedono o l'uso della molecola individuata nei casi acuti o lo sviluppo di un vaccino che prevenga il processo di trombosi delle coronarie".

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