08:01 09 Luglio 2020
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Il Tribunale del Riesame tarantino, in sede di appello, ha accolto il ricorso presentato dai commissari dell'Ilva in amministrazione straordinaria. In precedenza, ArcelorMittal aveva indicato un aumento dei lavoratori in cassa integrazione in caso di spegnimento dell'Afo 2.

No allo spegnimento dell'Altoforno 2 dell'impianto ex-Ilva. Questa la decisione presa dal Tribunale del Riesame di Taranto che ha accolto, in sede di appello, il ricorso presentato dai commissari dell'Ilva in amministrazione straordinaria. Ciò ha annullato la precedente decisione del giudice Francesco Maccagnano, che aveva negato la proroga per l'uso dell'impianto, sequestrato nel 2015 dopo la morte sul lavoro del 35enne Alessandro Morricella, ucciso da una fiammata mista a ghisa incandescente.

La decisione del Tribunale "annulla l'ordinanza del giudice monocratico in sede del 10 dicembre 2019 ed il provvedimento connesso del 12 dicembre 2019 concedendo all'appellante la facoltà d'uso dell' altoforno due". Il verdetto favorevole del Riesame ha adesso tre effetti immediati: blocca le procedure di spegnimento dell'altoforno 2, attivate subito dopo il no del giudice, mantiene il sequestro ma ripristina la facoltà d'uso dell'impianto che era stata tolta consentendone così i lavori, e fa avviare le nuove trattative tra Ilva ed ArcelorMittal per il salvataggio ed il rilancio del gruppo in un clima meno complicato.

"Grande soddisfazione della struttura commissariale che ha sempre mantenuto la sua fiducia nei confronti della Magistratura", riferiscono fonti vicino all'amministrazione straordinaria. In caso di spegnimento dell'Afo 2, ArcelorMittal aveva indicato un aumento dei lavoratori in cassa integrazione per circa 3500 lavoratori (compresi i 1.273 per i quali il 30 dicembre scorso è stata prorogata per altre 13 settimane la Cassa integrazione ordinaria).

Protesta degli operai ai cancelli della raffineria

Questa mattina è iniziato all'alba il picchetto dei lavoratori Usb Ilva in amministrazione straordinaria, davanti ai cancelli di Eni, situati nella bratella stradale tra l'Ilva e la raffineria. Il presidio è stato convocato per chiedere il rifinanziamento dell'integrazione salariale per i cassintegrati e l'apertura di un tavolo di discussione sul DL Taranto.

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