08:47 04 Luglio 2020
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I giudici hanno sostenuto la tesi per cui il bene giuridico della salute pubblica non viene in alcun modo compromesso o messo in pericolo dal singolo assuntore che decide di coltivare per scopi personali qualche piantina.

Non costituirà più reato coltivare in minime quantità piantine di cannabis in casa con qualsiasi livello di Thc, il principio stupefacente: è una sentenza epocale quella pronunciata dalle sezioni unite penali della Cassazione, ovvero del massimo organo della Corte.

La decisione dei giudici è arrivata il 19 dicembre scorso. Secondo la ricostruzione dell'AGI, per la prima volta è stato stabilito dai giudici supremi che "non costituiscono reato le attività di coltivazione di minime dimensioni svolte in forma domestica". Attività di coltivazione che - si sottolinea - "per le rudimentali tecniche utilizzate, lo scarso numero di piante ed il modesto quantitativo di prodotto ricavabile appaiono destinate in via esclusiva all'uso personale del coltivatore". 

Detto in altri termini, la coltivazione della cannabis per usi personali e in quantità minime non costituisce reato per la Cassazione.

I kit per la coltivazione dei semi di cannabis sul balcone di casa sono ormai assai diffusi, acquistabili anche su internet, ma finora a livello giuridico non c'era mai stata un'apertura vera in questa direzione e per la coltivazione della cannabis, anche se per uso personale, comportava la denuncia e l'avvio di un processo penale se scoperto dalle forze dell'ordine.

In passato la Cassazione si era pronunciata sul tema non mantenendo sempre la stessa linea: nel caso della cannabis light, ricordiamo, i giudici avevano stabilito che la coltivazione a prescindere dal contenuto di sostanze stupefacenti era reato, ma dopo una serie di ricorsi i titolari dei cannabis shop si sono visti riconoscere i propri diritti dalla magistratura.

Nella nuova sentenza, di cui si aspettano le motivazioni complete, non c'è alcuno sdoganamento della cannabis, considerata ancora come pianta con sostanze stupefacenti, ma "devono però ritenersi escluse - ed è qui il punto di svolta -, in quanto non riconducibile all'ambito di applicazione della norma penale, le attività di coltivazione di minime dimensioni, svolte in forma domestica che per le rudimentali tecniche utilizzate, lo scarso numero di piante, il modestissimo quantitativo di prodotto ricavabile, la mancanza di ulteriori indici di un loro inserimento nell'ambito del mercato degli stupefacenti, appaiono destinate i via esclusiva all'uso personale del coltivatore". 

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Italia, Società, Marijuana
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