15:24 01 Giugno 2020
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Presentata a Bologna la prima start up agricola che si pone come obiettivo il contrasto al caporalato e allo sfruttamento del lavoro. Presentato la prima passata di pomodoro "no cap", assieme a Yvan Sagnet, protagonista delle rivolte dei braccianti di Nardò nel 2011.

Presentata a Bologna la start up agricola Good Land, un'impresa che si pone come obiettivo non solo la valorizzazione del prodotto, ma anche del lavoro agricolo. Un nuovo modo di fare azienda “che è più alto dell’affare specifico: produrre un impatto positivo sul territorio. È il tempo di passare dalla comunicazione alla relazione, dal marketing infingitore a quello che crea coscienza, dal raccontare al fare”. Lo spiega Lucio Cavezzoni, co-fondatore della start up ed ex presidente di Alce nero. 

La mission dell'azienda è quella di creare un nuovo tipo di impresa, attenta al territorio e alle persone che lo vivono. Un'impresa che rispetti l'ambiente e la terra, che contribuisca a creare una coscienza sociale e ambientale nelle comunità, che metta al centro le persone e la salute.

“L’esistenza e la dignità vengono prima del prodotto e dei prezzi - prosegue Cavezzoni - L’attuale gestione delle risorse naturali e umane e le politiche che governano il pianeta concepiscono solo l’accaparramento delle risorse, il loro consumo fino alla distruzione e mai la loro rigenerazione. E il mondo delle imprese, molto più dei singoli individui, ha una grande responsabilità sul depauperamento ambientale e sociale ormai evidente a tutti”.

Mettere in piedi un nuovo tipo di filiera agricola, etica e genuina, per dare “un calcio al caporalato, al lavoro illegale, allo schiavismo”, afferma sempre Cavazzoni. Così l'attività produttiva di Good Land si concentrerà su progetti che si svilupperanno nei prossimi, con le tipiche produzioni lattiero-casearie dell'appennino emiliano. 

Un progetto contro il caporalato

Intanto l'azienda ha già lanciato un primo prodotto, la passata di pomodoro contro il capolarato, prodotta con l'associazione No Cap, nelle aziende agricole di Rignano Garganico, nel Foggiano. 

Il progetto vede coinvolto Yvan Sagnet, attivista anticaporalato protagonista delle lotte dei braccianti di Nardò nel 2011, adesso presidente dell’associazione. “Da bracciante agricolo ma anche studente avevo un vantaggio in più: l’istruzione. Avevo gli strumenti per dire che quello era sfruttamento. E in mille abbiamo rivendicato i nostri diritti mettendoci la faccia, prendendo coraggio”. 

In seguito a quell'ondata di proteste l'Italia aveva emanato la prima legge in contrasto al caporalato e allo sfruttamento del lavoro. Ma la piaga non è affatto cessata, anzi il fenomeno si è diffuso a macchia d'olio su tutto il territorio, non solo al sud, e in altri settori, dall'edilizia, ai call center, ai rider. C'è ancora tanto da fare, spiega Sagnet, coinvolgendo la società civile e portando proposte concrete. 

“No Cap è un progetto che cerca di passare dalla protesta alla proposta: cerchiamo di far lavorare persone vittime di caporalato per dare loro un lavoro degno, cerchiamo di dare degli strumenti ai lavoratori: gli alloggi, per sostituire i cosiddetti ghetti, mezzi di trasporto per far viaggiare i ragazzi in sicurezza”.

“Noi chiediamo che ognuno faccia la sua parte – conclude Sagnet -: il progetto riuscirà pienamente se, e soltanto se, i consumatori avranno consapevolezza di quello che sta succedendo. Fino a quando noi andremo al supermercato comprando barattoli di pomodoro a basso prezzo senza pensare che a rimetterci sono stati i lavoratori, senza pensare che il motivo di un prezzo così basso è lo sfruttamento, non ci potrà essere un vero passo in avanti. Se noi non ci facciamo queste domande, continueremo ad alimentare il sistema del caporalato, delle mafie, dello sfruttamento”.

Tags:
agricoltura, Italia
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