00:31 28 Novembre 2020
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Il Copasir consiglia al governo italiano di estromettere le aziende cinesi dalla rete 5G italiana, perché potrebbero passare informazioni al governo cinese. Huawei risponde alle accuse.

La guerra a chi gestirà la rete 5G mondiale è appena scoppiata anche in Italia. Il Copasir, massimo organo di vigilanza parlamentare sui servizi segreti italiani e in generale della Repubblica, ha emesso dopo un anno di discussioni il suo parere sull’ingresso di operatori cinesi nel 5G italiano.

Basandosi sulle informative fornite dagli 007 italiani, il Copasir suggerisce al Governo di estromettere le compagnie cinesi perché è forte il rischio che possano passare informazioni alle autorità governative cinesi, mettendo a repentaglio la sicurezza nazionale.

Il Copasir spiega, infatti, che “In Cina gli organi dello Stato e le stesse strutture di intelligence possono fare pieno affidamento sulla collaborazione di cittadini e imprese, e ciò sulla base di specifiche disposizioni legislative.”

In particolare cittadini e aziende cinesi sono tenute a collaborare con le autorità governative per quanto imposto dalla National Security Law. Per quanto riguarda le attività informatiche, la Cyber Security Law prevede che gli operatori delle telecomunicazioni devono fornire agli organi di polizia e alle agenzie di intelligence il pieno supporto.

La risposta di Huawei

Huawei, la più diretta interessata, ha fatto sapere che questa decisione non trova riscontri oggettivi nella realtà.

“Fino ad ora non sono state fornite prove”, anzi, Huawei esplicitamente afferma che tali accuse sono mosse da “ragioni geopolitiche”.

ZTE, altra azienda cinese che potrebbe essere penalizzata, non è stata audita, ma, secondo quanto riferito da La Stampa, informalmente fa sapere che hanno dato “prova di indipendenza” con il loro primo laboratorio di cybersicurezza aperto in Italia.

​Il precedente

Nell’aprile del 2019, Bloomberg riportò che Vodafone Group Plc aveva riscontrato delle vulnerabilità nella sicurezza informatica delle apparecchiature fornite da Huawei, alla controllata Vodafone Italia.

Una vulnerabilità che risale al 2009 (10 anni fa) e non certo al 5G. Tuttavia Vodafone confermava di aver ritrovato nei router Internet di Vodafone casa, forniti da Huawei, delle backdoor che potenzialmente avrebbero potuto consentire alla compagnia di intrufolarsi nel flusso di comunicazioni da remoto.

Vodafone riuscì a risolvere il problema con i suoi tecnici, ma con non poche difficoltà.

Lo zampino degli Usa?

Gli Stati Uniti di Donald Trump stanno esercitando una forte pressione sui partner europei affinché mettano al bando la tecnologia 5G cinese, e accolgano invece le tecnologie statunitensi. Altrimenti non si spiegherebbe perché solo ora debbano essere vietate apparecchiature Huawei. Se l’azienda ha sempre dovuto sottostare alle leggi cinesi, allora neppure smartphone 3G e 4G e router per la linea telefonica di casa dovevano essere ammessi.

Anche in Germania una proposta di legge vorrebbe ostacolare le società di telecomunicazioni cinesi impedendogli di fornire proprie apparecchiature 5G agli operatori telefonici tedeschi.

Del 5G cinese nessuno può fare a meno

Tuttavia, come lo stesso Copasir afferma, della tecnologia 5G cinese in Europa, e anche negli Usa, nessuno ne può fare a meno perché sono più avanti. Ed è forse questo che “rode” a Trump.

Il Copasir ci aiuta a comprenderlo indirettamente:

“Le pur significative esigenze commerciali e di mercato che assumono un ruolo fondamentale in una economia aperta, non possono prevalere su quelle che attengono alla sicurezza nazionale”.

 

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Rete 5G, Huawei
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