07:19 05 Dicembre 2020
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Il Ministro degli Esteri Di Maio, al ritorno dalla sua visita a Tripoli e Bengasi ed i suoi colloqui con i due leader libici, si dichiara soddisfatto e esige che l'Italia, attraverso la diplomazia, riprenda il ruolo di principale interlocutore in Libia.

Dapprima Di Maio ha avuto un incontro con il Gna, guidato da Fayez al-Sarraj, a Tripoli, e poi la tappa a Bengasi, dove ha avuto un colloquio con il generale Khalifa Haftar. I risultati di questa visita sono stati, secondo il ministro degli esteri, "proficui ed importanti". Insieme alla promessa di sentirsi telefonicamente con al-Sarraj in serata, la conferma che Haftar visiterà l'Italia nelle prossime settimane.

"Con Serraj ci sentiremo o stasera o domattina per aggiornarci sull'esito di tutta la missione. E con Haftar ci vedremo nelle prossime settimane a Roma, come ci siamo detti a Bengasi" ha rassicurato Di Maio a favore della proficuità dei dialoghi avuti in Libia

Durante la conferenza stampa tenutasi all'aeroporto di Ciampino al suo rientro dalla Libia, Di Maio ha dichiarato l'importanza di un'azione diplomatica nei confronti del Paese, con l'istituzione di un inviato speciale.

"Abbiamo deciso insieme durante il vertice di governo che l'Italia istituirà un inviato speciale per la Libia che risponderà direttamente alla Farnesina per poter avere un rapporto di alto livello politico continuo, intenso, con tutte le parti libiche", ha dichiarato il ministro degli esteri Di Maio, "Siamo pronti a lavorare il più possibile per la conferenza di Berlino"

La volontà del ministro degli Esteri è quella di far riprendere all’Italia il ruolo di principale interlocutore perché l’Italia ha perso terreno in Libia. La strada di Di Maio è quella di "lavorare a una seconda missione in Libia, magari a guida europea, con la presenza del nuovo alto rappresentante per la politica estera Ue, Josep Borrell", aggiungendo di voler sentire per questo gli altri ministri europei. "È importante far sentire la presenza europea in Libia".

La guerra in Libia

Dopo il rovesciamento e l'omicidio di Muammar Gheddafi nel 2011, in Libia ha avuto inizio un periodo di forte crisi politica. Il paese si trova ora spaccato a metà, governato da due distinte autorità. A est si trova il Parlamento eletto dal popolo, mentre a ovest, nella capitale Tripoli, ha sede un Governo di accordo nazionale, guidato da Fayez al-Sarraj e sostenuto da ONU e UE. Le autorità della zona orientale agiscono indipendentemente da Tripoli e collaborano con l’Esercito nazionale libico, guidato da Khalifa Haftar.

Il 4 aprile, il maresciallo Khalifa Haftar ha ordinato alle sue forze di lanciare un’offensiva contro la capitale per "liberarla dai terroristi". Le unità armate fedeli al governo di Tripoli hanno annunciato l'inizio dell'operazione di risposta "Vulcano di rabbia". Al momento continuano le battaglie di posizione nell'area della capitale libica. Secondo l'OMS, il bilancio delle vittime negli scontri ha superato le 450 persone, mentre sono più di 2100 i feriti.

 

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