07:08 05 Dicembre 2020
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La giovane studentessa, ricercatrice, ha contratto un ceppo del virus dell'HIV tipico dei laboratori. Adesso l'Università di Padova, da cui è partita la ragazza, e l'ateneo europeo dove ha svolto le ricerche ed ha contratto il virus sono entrambe sotto accusa.

La vicenda ha coinvolto una studentessa dell'Università di Padova. Quest'ultima, durante la sua attività di ricerca in un'università europea, avrebbe contratto in un laboratorio l'Hiv, un ceppo del virus tipico dei laboratori.

"Per quello che riguarda le nostre valutazioni, valutazioni molto specialistiche sembrano confortarci nell'identificare quello contratto dalla mia assistita come un virus di laboratorio non circolante in popolazione. L’unica realistica possibilità è quindi quella del contagio", ha spiegato l’avvocato Antonio Serpetti come riportano le fonti locali.

La notizia, maneggiata con grande discrezione dall'avvocato difensore Serpetti del Tribunale di Milano, se venisse confermata, al di là dei risvolti personali, avrebbe registrato una svolta senza precedenti nel mondo scientifico: si tratterebbe del primo contagio avvenuto in laboratorio con un virus ricreato in vitro, con cui la popolazione non è mai entrata in contatto.

Si trovano sotto accusa l'ateneo universitario di Padova, luogo dove la studentessa era iscritta e dal quale è partita per effettuare questa ricerca, e l'università europea dove sembra essere avvenuto il contagio secondo le ricostruzioni e le perizie di parte effettuate dall'avvocato Serpetti. La vicenda ora sarà trattata dal Tribunale di Padova, foro competente per area territoriale.

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