07:37 05 Dicembre 2020
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Ecco la domanda è apparsa in lingua inglese nella più grande community italiana del noto social media chiamato ‘Reddit’: Come si sentono gli italiani a vedersi rappresentati nei film italo-americani come ‘Il Padrino’ e nelle serie TV come ‘I Soprano’?

“Come si sentono gli italiani a vedersi rappresentati nei film italo-americani come ‘Il Padrino’ e nelle serie TV come ‘I Soprano’? - ecco la domanda posta agli utenti italiani di Reddit nel subreddit "/italy".

Alla domanda hanno dato risposta sia in lingua inglese che italiana vari partecipanti della community. In questi tempi di ricerca sfrenata del ‘politically correct’ del resto, in cui persino Apu Nahasapeemapetilon, quello dei Simpson, è stato censurato perché rappresentava uno stereotipo scorretto dell’emigrato indiano, era inevitabile che qualcuno si chiedesse cosa ne pensassero gli italiani dello stereotipo italo-americano proposto dallo show business statunitense.

Le risposte sono state piuttosto moderate in realtà, in pochi hanno espresso una condanna totale o una richiesta di censura come per il povero Apu. Facendo una sommatoria degli interventi si evince sopratutto che gli italiani abbiano una consapevolezza precisa ed argomentata del fatto che la cultura italiana, e quella italo-americana, intesa nel senso di italiani di terza o quarta generazione oramai americanizzati, siano cose tra loro completamente differenti.

Scena dal film The Irishman
Scena dal film The Irishman

Una delle risposte più quotate, e che a sua volta ha provocato una discussione nella discussione, è stata quella che si è focalizzata sull’aspetto linguistico-culturale, prima ancora che su quello dello stereotipo.

“Qualcosa che mi confonde”, ha scritto uno degli utenti maggiormente apprezzato, “è come in tutta Hollywood non riescano mai a trovare qualcuno che parli fluentemente italiano. Quando lasciano che gli attori parlino in italiano spesso commettono gravi errori grammaticali, non parlo solo dell’accento. Anche in film recenti come The Irishman. Ad un certo punto ho sentito dire "ha stato" invece di "è stato". A meno che non si sia trattato di iperrealismo e abbiano voluto rappresentare il fatto che a parlare fosse una persona non molto colta non si capisce perché lo facciano. Non possono semplicemente pubblicare un annuncio per cercare un ragazzo italiano che controlli i copioni”?

A questa osservazione alcuni hanno risposto che effettivamente deve per forza essere qualcosa di intenzionale, altrimenti non si potrebbe spiegare. Coloro a favore di questa tesi l’hanno sostenuta osservando che gli italiani d’America, coloro cioè che sono discendenti degli emigrati dei primi del ‘900, effettivamente parlano così. La loro ‘lingua italiana’ non è altro che il risultato di un dialetto importato quando l’Italia era appena nata come nazione e la lingua non ancora uniformata. A questo andrebbe aggiunto il fatto che l’americanizzazione e la scarsa istruzione dei primi immigrati, peggio ancora quelli legati alla mafia italo-americana, non avrebbe fatto altro che peggiorare la situazione.

Scena dal film Il Padrino
© Foto : Alfran Productions 1972
Scena dal film "Il Padrino"

Uno degli utenti, per spiegare come quella lingua ‘italiana’ così storpiata non sia affatto una sciatteria delle case produttrici o di registi poco accorti ma una realtà, ha voluto raccontare un divertente aneddoto accadutogli all’aeroporto di New York:

“Anno 2009, il mio primo viaggio in America. A Newark perdo la coincidenza. Alitalia manda un suo delegato a raccapezzare i viaggiatori smarriti (in tutti i sensi possibili) a causa del ritardo del volo in arrivo da Roma. Beh, sto tipo parlava secondo lui Italiano, in realtà era una lingua incomprensibile...  il fenomeno non aveva ‘sporcature’ classiche di chi ha come prima lingua l'inglese, segno che comunque qualsiasi cosa stesse dicendo era in un qualche idioma col quale era cresciuto...”

“La maggior parte dei miei amici italiani che sono cresciuti fuori dall'Italia parlano in questo modo”, gli ha dato seguito un altro utente.

“Esatto”, aggiunge un terzo, “Non sono italiani, sono italo-americani.

Altri invece hanno sostenuto a spada tratta l’ipotesi della sciatteria. Hollywood cioè sarebbe estremamente superficiale – non importante rispettare culture od essere realistici, semplicemente lo show business sarebbe interessato a dare l’impressione di qualcosa, non rappresentarla sul serio.

Scena dalla serie I Soprano
Scena dalla serie "I Soprano"

Altri utenti hanno preferito commentare con sarcasmo:

“Secondo me sono italiani come una pizza di Chicago”, oppure sempre con lo stesso riferimento, tanto per restare in tema di stereotipi “Niente di tutto questo mi offende come quando mettono l’ananas sulla pizza”.

Ci sono stati poi degli utenti che hanno voluto rimarcare il fatto che non si tratti di stereotipi contro gli italiani ma stereotipi contro gli italo-americani, che sarebbero tutta un’altra cosa:

“Gli italo-americani in realtà non sono altro che americani che chiamano sé stessi italiani, quindi tutto questo non mi riguarda affatto dal momento che non ho niente a che fare con loro. Differenti costumi, lingua, cultura”.

Alcuni italiani che invece, evidentemente viaggiano parecchio, si sono dimostrati invece molto più critici e hanno parlato chiaramente di ‘stereotipi’:

“Si tratta di stereotipi, una cosa che mi è capitata di notare ovunque fuori dell’Italia, credere che tutti gli italiani si esprimano e siano come i siculo-americani dei film di mafia”.

Scena dal film Il Padrino
© Foto : Alfran Productions 1972
Scena dal film "Il Padrino"

C’è stato infine chi ha accennato a temi ancora più complessi:

“Gli spettacoli non sono di per sé un problema, il problema è come li potrebbero interpretare gli spettatori. La ‘glamurizzazione’ delle organizzazioni criminali è francamente disgustosa, come trovo disgustoso il fatto che alcuni dei moderni italiani discendenti dagli italiani emigranti possa sentirsi orgoglioso di quel tipo di merd*”.

A questo ha risposto un altro utente a conferma, pur non riferendosi alla realtà degli italo-americani ma a quella, in gran parte simile, degli italo-australiani:

“Quando ero a Melbourne ho sentito un programma alla radio in cui intervistavano uno di questi supposti mafiosi italo-australiani e devo dire che è stato francamente imbarazzante”. Spiegando poi come l’intervistato si fosse lasciato andare, compiacente, a discorsi machisti, su come venissero trattate le donne nella sua comunità, a tutta una serie di relazioni sociali basate sulla forza e la prepotenza. Qualcosa che, ovviamente, se non contestualizzato dall’ascoltatore, non avrebbe potuto altro che mettere in cattiva luce l’idea di italianità in generale.

Il post continua con una gran serie di interventi, dimostrando grande senso critico ma senza particolari isterie e anzi, spesso con la giusta ironia. Evidentemente non siamo noi i più permalosi in questi tempi di ‘politically correct’.

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