03:52 07 Agosto 2020
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Il tribunale ha condannato il social, oltre alla riattivazione del profilo, al pagamento delle spese legali per 15 mila euro e al risarcimento di 800 euro per ogni giorno di mancata riattivazione dell'account.

Il Tribunale Civile di Roma ha emesso una sentenza di "accoglimento totale" in favore di Casapound, nella sua azione legale contro Facebook, avviata in seguito all'oscuramento del suo account. Una sentenza con cui il giudice, Stefania Garrisi, ha ordinato "l'immediata riattivazione della pagina dell'Associazione di Promozione Sociale CasaPound", condannando Facebook al pagamento delle spese legali, per un valore di 15 mila euro.

Il social dovrà inoltre corrispondere 800 euro per ogni giorno di mancata riattivazione dell'account, successivo alla decisione della corte.

La sentenza

"Una sentenza storica" ha commentato il leader del movimento, Simone Di Stefano, che aveva presentato il ricorso al tribunale in seguito alla disattivazione del profilo avvenuta lo scorso 9 novembre. 

"A quanto pare i “privati” non fanno come gli pare, cari ignoranti globalisti!- ha scritto in un tweet - La magistratura ORDINA a Facebook di riaprire le nostre pagine, citando la Costituzione e affermando che CasaPound ha diritto di esistere e diritto di comunicare sui social".

Il rapporto tra Facebook e l'utente non è assimilabile a quello fra due qualsiasi soggetti privati, si legge nella sentenza, "in quanto una delle parti, appunto Facebook, ricopre una speciale posizione" che comporta che il social "nella contrattazione con gli utenti debba strettamente attenersi al rispetto dei principi costituzionali", ovvero non può oscurare un profilo, limitando la libertà di espressione di un utente. 

L'unico limite dell'utente, procede la sentenza, sono "gli stessi principi costituzionali e ordinamentali" che costituiscono "per il soggetto Facebook ad un tempo condizione e limite nel rapporto con gli utenti che chiedano l'accesso al servizio". Ovvero gli utenti non possono essere oscurati se non violano i principi della Costituzione. 

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censura, Facebook, Italia
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