14:12 24 Gennaio 2020
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Si era ammalata di tumore e, in seguito a una chemio molto aggressiva, aveva acquistato una parrucca. Adesso l'Agenzia delle Entrate le ha inviato un accertamento per la spesa sostenuta. L'agghiacciante vicenda della giornalista Sara Recordati.

Nel 2016 Sara Recordati, 47 anni, giornalista e scrittrice, aveva ricevuto la terribile diagnosi di un tumore al seno molto aggressivo. Per non perdere tempo prezioso nelle liste d'attesa, aveva deciso di ricoverarsi in una clinica privata. Una spesa che le era costata tutti i suoi risparmi ma che, dopo una lunga e pesante chemioterapia, le ha assicurato di restare in vita. Adesso l'Agenzia delle Entrate le chiede l'accertamento delle spese mediche e, in particolare, delle spese per una parrucca che è stata costretta a utilizzare dopo il trattamento farmacologico post operatorio. A raccontare questa inquietante vicenda è la giornalista Chiara Maffioletti dalle pagine del Corriere della Sera. 

​L'accertamento fiscale

Nei giorni scorsi la Recordati ha ricevuto la lettera di accertamento con cui l'autorità fiscale le chiede di dimostrare che i 12mila 500 euro dichiarati fra le spese mediche siano state effettivamente versate all'ospedale in cui è stata operata. E peggio ancora l'Agenzia delle Entrate le contesta una parrucca da 300 euro, chiedendo di presentare la certificazione Cee del dispositivo e la prescrizione medica che ne attesti il “supporto in una condizione di grave disagio psicologico”.

Ricetta che la giornalista afferma di aver inserito tra la documentazione presentata in dichiarazione dei redditi, su cui si legge chiaramente la parola "alopecia". Un accanimento violento che infierisce su persone che versano o hanno versato in gravissime condizioni di salute, per cui uno stress psicologico potrebbe essere fatale. 

"Perdere tutti i capelli è tremendo: non mi riconoscevo più allo specchio, non riconoscevo più nemmeno l’odore della mia pelle. Ho scelto questa parrucca simile ai miei capelli", ha specificato la Recordati che sottolinea la "violenza, una mancanza di umanità" che c'è in questo tipo di burocrazia.

Un altro elemento eclatante, raccontato nell'intervista, è che lo Stato abbia messo in questione una fattura emessa da un'azienda pubblica, ovvero l'ospedale. 

"La sensazione è di essere presi in giro da un apparato che non funziona e si accanisce su cose futili e, sinceramente, avverto della cattiva fede nel sospettare che una donna che voglia truffare il fisco per qualche decina di euro per una parrucca, dopo che ha fatto la chemioterapia. Questa ottusità mi addolora. Non si possono colpire le persone senza nemmeno considerare che sono, appunto, persone"

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Agenzia delle Entrate, fisco, sanità, Italia
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