08:57 09 Agosto 2020
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Giusy Occhionero indagata per falso dalla procura di Palermo. Nell'ipotesi di reato, avrebbe fatto passare l'ex radicale Antonello Nicosia, arrestato per mafia, per suo assistente, permettendogli di entrare nelle carcere, dove avrebbe incontrato boss in 41 bis.

Giusy Occhionero, deputata di Italia Viva, è indagata dalla procura di Palermo per falso in concorso. Secondo i pm avrebbe fatto passare il radicale Antonello Nicosia, poi arrestato per mafia, per suo assistente, permettendogli l'accesso alle carceri. Il rapporto fra i due sarebbe stato formalizzato solo successivamente. 

Durante le sue visite nelle carceri, in qualità di attivista per i diritti umani dei detenuti, Nicosia avrebbe avuto contatti con dei boss, alcuni dei quali in 41bis,  a cui avrebbe poi fatto da tramite con i clan, recapitando messaggi e ordini. 

 

La parlamentare, esponente di Leu all'epoca dei fatti, era stata sentita nelle scorse settimane, dal procuratore aggiunto di Palermo Paolo Guido e dai due pm Gery Ferrara e Francesca Dessì, nell'indagine per l'arresto di Nicosia, del boss Accursio Dimino e due favoreggiatori.

Secondo le ricostruzioni degli investigatori, Occhionero e Nicosia sarebbero entrati in contatto attraverso il partito dei Radicali per incontrarsi poi a Palermo solo il 21 dicembre scorso, per una ispezione al carcere Pagliarelli. All'ingresso avrebbe presentato Nicosia come un suo collaboratore, dichiarando il falso. Con le stesse modalità i due avrebbero visitato il giorno successivo le case circondariali di Agrigento e Sciacca. Il rapporto di collaborazione fra Nicosia e Occhionero, sarebbe stato formalizzato solo successivamente.  

Chi è Alessandro Nicosia

Un uomo spregiudicato e senza remore, è quanto emerge dal quadro giudiziario descritto negli atti della Procura. Alessandro Nicosia, nipote dell'ex ministro Calogero Mannino, anche lui estraneo ai fatti, avrebbe avuto una doppia vita. Dietro la figura dell'attivista per i diritti umani, si celerebbe un fervido difensore del più terribile dei latitanti per mafia, il boss Matteo Messina Denaro. 

Nelle intercettazioni Nicosia non avrebbe neanche risparmiato insulti ai giudici Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, assassinati dalla mafia. "Un incidente sul lavoro": così avrebbe definito la morte di Falcone durante una telefonata, “da quando era andato al ministero della Giustizia più che il magistrato faceva il politico”. Ma non solo questo. L'aeroporto di Palermo avrebbe dovuto intitolarsi in un altro modo:  "All'aeroporto bisogna cambiare il nome... Non va bene Falcone e Borsellino... Perche' dobbiamo arriminare (rigirare, ndr) sempre la stessa merda", avrebbe esclamato. Matteo Messina Denaro, invece, veniva definito "Primo Ministro". 

Nicosia non si sarebbe limitato a fare da tramite. E' indagato anche per aver condotto affari in società col boss di Sciacca Dimino, con cui si incontrava abitualmente, e con clan americani. 

 

  

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Italia Viva, mafia, Palermo, Italia
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