03:40 08 Dicembre 2019
Arno sicuro Ponte Vecchio

Arno sicuro come il MOSE, 10 milioni per un progetto ancora irrealizzato

© Sputnik . Сергей Мамонтов
Italia
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Oltre al MOSE, ci sono anche altri progetti di messa in sicurezza che, nel corso degli anni, hanno subito continui rinvii, allungando a dismisura i tempi di realizzazione. Arno sicuro è uno di questi.

Mentre Venezia fa i conti con l'acqua alta, gli allagamenti, i disagi, e i danni irreparabili, come quelli subiti dalla Basilica di San Marco, a tenere banco è la situazione legata al sistema di barriere meglio conosciuto come MOSE, progettato nel 2003, finanziato fino ad oggi, ma mai terminato e messo in funzione.

Il progetto "Arno sicuro" dal 2003 ad oggi è costato 10 milioni di euro, spesi grazie ad un accordo Stato-Regione Toscana, per realizzare due casse di espansione, Fibbiana 1 e Fibbiana 2, tra i comuni di Montelupo e Capraia e Limite.

I due progetti, come ha ricordato il primo cittadino di Montelupo, Paolo Masetti, sono "il più grosso rammarico del territorio", non avendo ancora visto la luce dopo oltre 15 anni.

Da allora però solo un numero infinito di rinvii, e ben due commissari straordinari nominati, con l'ultimo passaggio di consegne, avvenuto nello scorso mese di febbraio, quando a prendere le redini è stato l'architetto Cesare Calocchi, al quale è stato affidato l'incarico di completare e di collaudare le casse che, salvo ulteriori intoppi, dovrebbero essere pronte nel 2020.

Perché ci sono voluti più di 15 anni?

A rallentare il progetto che di fatto normalizzerebbe la situazione nell'empolese, limitando al minimo eventuali danni da piene e inondazioni, sono state nel corso degli anni cause diverse.

Inizialmente, i lavori furono bloccati dopo il rinvenimento di due tubature nella zona dello scavo. Tutta la zona, poi fu sospettata di poter ospitare un sito archeologico di grande valore storico, fatto questo che poi si rivelò completamente infondato.

Tra gli altri intoppi figurano anche il ritrovamento di alcuni barili di idrocarburo, lo spostamento di tralicci Enel e procedure di esproprio di terreni privati oltre, ovviamente, a lungaggini burocratiche e rimpalli di competenze e cavilli di ogni tipo.

Inizialmente, infatti, la Regione Toscana affidò l'incarico all'allora Circondario Emplese Valdelsa ma, dopo la soppressione di quest'ultimo, fu stipulata una convenzione tra Provincia e Unione dei Comuni.

Nel 2015, la soppressione delle Province approvata dal governo Renzi portò ad un nuovo stop, con competenze e funzioni che furono girate alla Città Metropolitana, la quale, a sua volta, si trovò bloccata per la carenza di personale dedicato.

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