02:47 16 Dicembre 2019

Stato-Mafia: Berlusconi al processo di Palermo si avvale della facoltà di non rispondere

© AP Photo / Gregorio Borgia
Italia
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Silvio Berlusconi si è avvalso della facoltà di non rispondere nell’aula bunker dell'Ucciardone di Palermo dove è stato convocato come teste al processo d’appello sulla trattativa Stato-mafia. Udienza rinviata al 25 novembre.

Approfittando dello speciale status di ‘teste assistito’, e su consiglio degli avvocati, Berlusconi ha preferito avvalersi della facoltà di non rispondere. Questo speciale status è una forma di garanzia per quegli imputati di un processo che debbano presentarsi a testimoniare in un secondo processo che al primo potrebbe essere collegato come nel caso appunto di Berlusconi che, testimoniando a Palermo sulla trattativa Stato-Mafia, si sarebbe potuto ritrovare rivolte contro le proprie affermazioni al processo di Firenze sulle stragi del ’93 in cui è invece egli stesso imputato e che, con ogni probabilità, è a questo di Palermo direttamente collegato.

"Su indicazione dei miei legali, mi avvalgo della facoltà di non rispondere", ha quindi detto l'ex Premier alla corte negando anche il permesso di farsi riprendere e fotografare in aula. Due minuti in tutto, dopodichè l’udienza è stata rinviata al 25 novembre.

L'udienza era iniziata con la richiesta  dei legali di Marcello Dell'Utri, che a fine dicembre  dovrebbe tornare libero, di proiettare in aula un video di una conferenza stampa fatta da Silvio Berlusconi il 20 aprile del 2018 nella quale, subito dopo la prima sentenza del processo Stato-mafia, questi affermava che il suo Governo non ricevette mai alcuna minaccia da parte della mafia né nel 1994, né successivamente.

La richiesta di proiettare il video non è stata tuttavia accolta dal collegio presieduto da Angelo Pellino, che aveva rigettato in apertura di udienza l'istanza mentre il procuratore generale Giuseppe Fici commentava: “questa è un’aula di giustizia, non uno studio televisivo”.

La ‘Trattativa Stato – mafia’

La locuzione ‘Trattativa Stato-mafia’ definisce una negoziazione tra funzionari dello Stato italiano e rappresentanti di Cosa Nostra al fine di giungere ad un accordo e a delle forme di reciproca convivenza, con l'obiettivo di far cessare il periodo delle stragi di mafia. In buona sostanza la teoria sulle trattative tra Stato e mafia sostengono che in seguito alle attività del pool di Palermo guidato da Giovanni Falcone e alle centinaia di condanne di mafiosi al Maxiprocesso, la mafia reagì ricattando lo Stato italiano con la stagione stragista per costringere la società civile a scendere a compromessi. Le accuse a Berlusconi e il suo entourage riguardano il fatto che, secondo l’accusa, questi avrebbero ceduto appunto alla mafia e rinunciato alla lotta in cambio, oltre che della cessazione della strategia stragista, di un accordo favorevole anche dal punto di vista elettorale nel sud italia.

Marcello Dell’Utri

In questo contesto si inserisce la vicenda di Marcello Dell'Utri, nato a Palermo nel 1941, che fu tra i fondatori di Forza Italia e stretto collaboratore di Berlusconi fin dai primi anni settanta. Per concorso esterno in associazione mafiosa, proprio per essere stato riconosciuto mediatore tra Cosa Nostra e Governo Berlusconi, venne da prima condannato a 7 anni poi, nell’aprile del 2018, condannato a 12 in primo grado nell’ambito del processo sulla trattativa tra Stato e mafia che ora celebra il suo secondo grado e appunto al quale Berlusconi oggi era stato chiamato ad intervenire da testimone da parte della difesa dell’ex fidato Dell’Utri ma al quale ha preferito non rispondere.

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