22:55 11 Dicembre 2019

Hotel Rigopiano I vini all’asta per ripagare i debiti. Proteste dei Familiari delle vittime

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All'asta i vini pregiati ritrovati nella cantina dell'hotel di Rigopiano dove morirno 29 persone nel 2017. Sdegno dei famigliari delle vittime. La risposta del curatore fallimentare.

Il curatore fallimentare ha messo all’asta i vini, i quadri e altre suppellettili che furono dell’Hotel Rigopiano dove morirono 29 persone travolte insieme alla struttura alberghiera da una devastante valanga.

Pronta la reazione della famiglia, per voce degli avvocati che le assistono nel processo sulla strage.

“Il 30 ottobre scorso a Pescara si è tenuta un’asta delle bottiglie di vino pregiato che si trovano nell’hotel e si sono salvate dalla valanga. Chi le ha messe in vendita è l’avvocato Sergio Iannucci, curatore del Fallimento 70/2010 Del Rosso srl, mentre non è conosciuto chi farà il macabro brindisi al prezzo di aggiudicazione di 1.800 euro come chi ha partecipato per rilanciare, dato che il prezzo di base era di 700 euro”.

Ciò che ha riaperto la ferita tra i familiari delle vittime è il fatto che delle persone abbiano potuto partecipare all’asta, e rilanciare il prezzo pur di aggiudicarsi le bottiglie di vino pregiato dell’Hotel Rigopiano.

Va aggiunto che anche altre suppellettili sono state messe all’asta, ma in questo caso l’asta giudiziaria è andata deserta.

Chi sta mettendo all’asta i beni mobili dell’Hotel Rigopiano?

A mettere all’asta i beni mobili dell’Hotel Rigopiano è “il fallimento 70/2010 Del Rosso srl”, il quale è proprietario dei mobili dell’Hotel Rigopiano, ma non dell’hotel.

Nei fatti una parte delle suppellettili dell’Hotel apparterrebbero a questo “soggetto nuovo”, che i legali dei familiari vorrebbero anche che fosse ascoltato dai giudici nell’ambito dell’inchiesta penale perché “potrebbe rivelare informazioni preziose sullo stato dei luoghi, sulle autorizzazioni”, prosegue la lettera degli avvocati dei familiari. Questi ultimi si riservano di convocare il “soggetto nuovo” per “una audizione in sede di indagini difensive”.

La risposta del curatore fallimentare

Il curatore fallimentare, l’avvocato Sergio Iannucci, ha replicato per mezzo dell’Agenzia di stampa Adnkronos, per giustificare le motivazioni dell’asta giudiziaria.

In buona sostanza la società che gestiva l’albergo di Rigopiano era in debito “nei confronti della procedura fallimentare” quindi i beni le sono stati ceduti “a pagamento di parte del debito” perché la Proprietà dell’albergo non aveva altri soldi per ripagare.

“Io, di conseguenza, – spiega l’avvocato Iannucci – con l’autorizzazione del giudice, li sto mettendo in vendita. Non c’è alcun collegamento tra i beni all’asta e le vicende che riguardano la valanga che ha poi travolto l’albergo, così come non c’entrano le vittime. Sono commenti speculativi. Tra l’altro, nell’area che è sotto sequestro, noi siamo entrati con autorizzazione della Procura della Repubblica e del Gip insieme ai Carabinieri. Il fallimento è estraneo alle vicende dell’albergo, ripeto, perché di proprietà di terzi”.

La procedura di fallimento

Come è possibile verificare dal Portale dei creditori, la procedura di fallimento 70/2010 risale al 21 dicembre 2010, mentre la sciagura di Rigopiano è avvenuta il 18 gennaio 2017.

Quindi si tratta di eventi tra loro scollegati e, anzi, il fallimento è decisamente antecedente agli sciagurati fatti di Rigopiano.

E come mette in evidenza la procedura stessa, si è trattato di una procedura ultratardiva con numerosi rinvii già negli anni che hanno preceduto il tragico epilogo di gennaio 2017.

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