02:28 20 Novembre 2019
Giovani laureati

I neolaureati italiani sono i meno pagati d'Europa, lo rivela un rapporto globale

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Sono i meno pagati d'Europa, guadagnano uno stipendio il 70% inferiore che in Germania e poco più di un diplomato. Queste le condizioni salariali dei neolaureati in Italia.

Il rapporto Starting Salaries di Willis Towers Watson sulle condizioni dei neolaureati in Europa, tratteggia un quadro avvilente circa la situazione salariale vissuta da tanti giovani italiani, appena conclusi gli studi. Emerge infatti che a un superiore livello di studio non corrisponde una maggiore gratificazione monetaria. Le buste paga che i neolaureati ricevono sono tra le più basse d'Europa. 

L'Italia è infatti al quattordicesimo posto, dietro Irlanda e Slovenia, per retribuzioni dei neolaureati. Alla prima occupazione, un giovane dottore, può ambire a un reddito annuo di 28.827 euro, contro i 36.809 euro dei coetanei francesi o i 49.341 euro di quello tedeschi, fino ad arrivare ai 73.370 euro dei neolaureati svizzeri, i più pagati d’Europa.

La laurea non paga, è il caso di dirlo. Il mercato del lavoro italiano non premia chi investe negli studi, che è ricompensato poco più che un diplomato, ovvero il 12% in più. Divario minimo, al 13%, anche fra chi ha una laurea e chi un titolo post-universitario. Situazione del tutto diversa in Germania, dove il titolo universitario è premiato con una retribuzione superiore del 32% rispetto al diploma, o in Francia, dove il titolo post-universitario è valorizzato per il 43% in più rispetto alla laurea.

“Le prospettive remunerative dei neolaureati in Italia si confermano non molto entusiasmanti”, ha commentato Rodolfo Monni, responsabile indagini retributive di Willis Towers Watson Italia. “Rispetto agli altri paesi europei con un’economia comparabile, come Francia e Germania, la laurea In Italia non garantisce un primo stipendio sostanzialmente superiore a quello offerto da un diploma. Anche le prospettive di crescita a breve termine non sono incoraggianti. Dopo due anni di lavoro, un laureato italiano vede aumentare la sua retribuzione fissa di circa il 10%, rispetto al 22% di Francia e Germania e al 25% di Spagna e Regno Unito: una progressione che un neolaureato italiano riesce a raggiungere dopo 4 o 5 anni dall’ingresso nel mondo del lavoro”.

Le prospettive di crescita per i neolaureati sono altrettanto poco entusiasmanti. Sarà per questa ragione che, secondo una recente inchiesta di Randstad Workmotor, due italiani su tre sono disposti ad andare a lavorare all'estero?

Tags:
sfruttamento, salario, Lavoro, Italia
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