20:48 07 Dicembre 2019
Vini toscani

Arriva il vino novello sulle tavole degli italiani

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In arrivo sulle nostre tavole il vino novello italiano della vendemmia 2019, quest'anno si accompagnerà con meno caldarroste a causa del calo produttivo di queste ultime.

Gli italiani potranno assaggiare il vino novello frutto della vendemmia 2019, sbloccate 2 milioni di bottiglie il 30 ottobre come previsto dalla normativa nazionale.

Rispetto alla Francia, fa notare la Coldiretti in una nota, il ‘déblocage’ è anticipato “di tre settimane rispetto al concorrente Beaujolais nouveau francese” che arriverà sulle tavole solo il 21 novembre, ovvero terzo giovedì del mese di novembre.

Il vino novello accompagna i gusti della cucina autunnale italiana e si accompagna in particolare con le caldarroste, le quali quest’anno – spiega Coldiretti – “fanno registrare un raccolto in calo del 30%” rispetto al 2018 a causa dei cambiamenti climatici e dell’attacco di insetti alieni, portati nel nostro clima proprio dal cambiamento del clima che fa ‘impazzire’ anche piante, alberi e ortaggi. Coldiretti stima, infatti, un calo di produzione di castagne di 25 milioni di chilogrammi.

Le caratteristiche del vino novello

Il vino novello italiano, che deve essere leggero e con bouquet aromatico, ha origini francesi; il metodo di vinificazione usato è stato messo a punto dal ricercatore francese Flanzy e si fonda sulla fermentazione carbonica di grappoli integri di uve. Una volta raccolte le uve restano ferme per dieci giorni e quindi spremute, producendo un vino delicato che si attesta sugli 11 – 12 gradi.

Le origini del vino novello in Italia

Coldiretti spiega che la produzione di vino novello in Italia è iniziata nella seconda metà degli anni ‘70 dello scorso secolo, ed è di importazione francese. I vignaioli della zona di produzione del Beaoujolais (Francia), in quel periodo decisero di rivalorizzare le uve Gamay meno pregiate della Borgogna meridionale. Fu un tentativo per superare una stasi di mercato degli anni ‘70 e riuscì perfettamente.

Il vino novello italiano si basa invece su uve Dop e Igp, e dopo il picco di 17 milioni di bottiglie di dieci anni fa, la produzione è letteralmente colata a picco fino ai 2 milioni attuali. Molti i fattori che hanno ridotto il mercato del vino novello, tra cui il maggior costo della tecnica produttiva, la ridotta durata del vino (solo 6 mesi) che induce i consumatori a rivolgersi a vini di maggior durata.

Secondo tradizione, il vino novello si apre l’11 novembre festa di San Martino giorno in cui i contadini tradizionalmente chiudono il loro anno e fanno il bilancio dell’annata di lavoro.

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