20:42 07 Dicembre 2019
Luogo dell'incidente del bus di Freginals in Spagna

Via al processo per strage del bus in Spagna in cui morirono 7 ragazze italiane

© REUTERS / Albert Gea
Italia
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La corte d'appello di Terragona ha accolto, dopo tre anni e tre archiviazioni, l'ultimo ricorso effettuato dalle famiglie delle vittime italiane: l'autista del bus è accusato di omicidio colposo.

Dopo più di tre anni e tre archiviazioni, i genitori delle 7 giovani italiane morte nell'incidente del bus in Spagna del 2016 ottengono finalmente dalla Corte d'Appello di Terragona il processo per riuscire a fare giustizia su ciò che successe quel giorno nella strage di Freginals

I giudici hanno approvato l'avvio di un processo che dovrà stabilire le responsabilità della strage accaduta il 20 marzo 2016. Tra gli accusati l'autista del bus, Santiago Rodriguez Jimenez, 62 anni, che inizialmente aveva confessato un colpo di sonno, smentito poco dopo. L'accusa è quella di omicidio colposo, data la morte di 13 studentesse Erasmus poco più che maggiorenni, di cui 7 italiane.

I genitori si ritengono soddisfatti che finalmente ci sia la possibilità di fare giustizia per le proprie figlie, ma considerano anche la probabilità che, durante il processo, vengano scoperte ulteriori corresponsabilità che potrebbero riguardare anche le condizioni del mezzo al momento dell'incidente.

La strage di Freginals

La vicenda risale a tre anni fa. Era il 20 marzo 2016 quando un bus, proveniente da Valencia e diretto a Barcellona, con 57 studentesse Erasmus a bordo improvvisamente si schiantò contro il guardrail in autostrada, all'altezza della cittadina catalana di Freginals. Lo schianto, che provocò la morte di 13 studentesse di diverse nazionalità, tra cui le 7 vittime italiane (Elisa Valent, Valentina Gallo, Elena Maestrini, Lucrezia Borghi, Elisa Scarascia Mugnozza, Serena Saracino e Francesca Bonello) non risultava inizialmente essere stato causato da un guasto meccanico o dalle condizioni dell'asfalto su cui viaggiava il bus.

L'autista, che inizialmente aveva confessato di essere stato vittima di un colpo di sonno, aveva poi ritrattato tale affermazione durante un'interrogatorio. Nel frattempo la perizia sul sistema frenante del mezzo non aveva dato risultati chiari sul fatto che i freni funzionassero oppure no. La complessità del quadro dell'incidente aveva spinto il pm ad archiviare il caso per ben tre volte.

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