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09:13 13 Novembre 2019
Auto della polizia italiana

Omicidio Roma, mazzette di soldi nello zaino di Anastasia

CC BY 2.0 / Sv1ambo / Alfa Romeo 159 & BMW 3 Series - Polizia di Stato
Italia
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Sarebbe una rapina il movente dell'omicidio di Luca Sacchi. I due giovani miravano ad uno zainetto pieno di "mazzette di soldi" che forse servivano per l'acquisto di droga. E' quanto si legge nella richiesta di fermo del pm.

Valerio Del Grosso e Paolo Pirino, avrebbero dovuto consegnare della droga ad alcuni amici di Luca Sacchi, il 24 enne ucciso a Roma nella notte tra il 23 e il 24 ottobre, "ma in realtà erano intenzionati a rapinare il giovani dei soldi, che sapevano detenere in uno zaino da donna, senza consegnare la droga". E' quanto si legge nel decreto di fermo del pm. 

Per i due ventunenni, arrestati per la morte di Luca Sacchi, oggi ci sarà l'interrogatorio di convalida del fermo. 

La ricostruzione dei fatti

Nel decreto gli inquirenti tentano di dare una prima ricostruzione dei fatti. Si legge nel decreto che i sue giovani, "a bordo di una Smart di colore chiaro, armati di un revolver calibro 38 e di una mazza da baseball in via Teodoro Momsen e all'uscita del pub John Cabot", si sono avvicinati alla vittima e alla fidanzata Anastasia, che portava lo zaino contenente il denaro. La giovane veniva ripetutamente colpita con la mazza da baseball, prima alla testa e poi alla schiena, mentre Del Grosso, alla reazione di Sacchi che tentava di proteggere la fidanzata, "esplodeva un colpo di arma da fuoco da distanza ravvicinata in direzione del capo".

​Il racconto della ragazza

Anastasia, la fidanzata di Sacchi, nega assolutamente che la morte di Luca abbia a che vedere con questioni di droga. "No, noi eravamo lì per guardare il fratellino più piccolo che stava dentro al pub. Luca non è quello che dicono, Luca è l'amore non ci sono altre definizioni - spiega la ragazza - Luca ha tentato di proteggermi". 

Poi racconta la sua aggressione. "Ho visto tutto bianco, non capivo. Ricordo solo che quando mi sono alzata sono andata a vedere come stava Luca. Poi mi hanno detto che Luca aveva visto che mi stavano per picchiare, perché mi hanno dato un'altra bastonata sulla schiena, e l'ha atterrato, l'ha preso, l'ha caricato, l'ha buttato a terra e lì penso che si siano spaventati perché Luca è uno sportivo, un ragazzo grosso, si allena sempre. Mi ha voluto proteggere".

Le fasi del delitto

Le circostanze in cui è stato compiuto il delitto emergono dal racconto degli amici di Del Grosso e dalla fidanzata. Queste testimonianze rivelano il movente della droga. Secondo il racconto di un testimone che si trovava con Del Grosso poco prima degli accadimenti, dopo aver verificato "se persone in zona Tuscolano avessero il denaro per comprare come convenuto 'merce'" i due giovani si sono recati  in via Latina "intorno alle 21.30 del 23 ottobre". E' in questa circostanza che venivano ravvisati nello zainetto i "soldi divisi in due mazzette, da 20 e 50 euro". Da qui l'idea di rapinare i due giovani senza consegnare la droga.

Lo stesso Valerio Del Grosso ha portato gli investigatori "in tre posti diversi dove aveva nascosto rispettivamente la borsa, l'ogiva e il portafogli", poi recuperati e "un quarto posto impervio dove aveva gettato il tamburo dell'arma e la mazza utilizzata nel delitto".

La fidanzata di Del Grosso, con lui dopo il crimine, spiega che il ragazzo aveva raccontato di una aggressione con un bastone, che "era successo un casino e che lui nella circostanza aveva esagerato nel comportarsi".

Il giorno dopo gli accadimenti, Del Grosso che è aiuto pasticcere in un laboratorio a Casal Monastero, si è recato normalmente a lavoro. “E' venuto a lavoro come ogni giorno poi verso ora di pranzo ha detto di non sentirsi bene ed è andato via”, ha spiegato la moglie del titolare. 

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