07:03 08 Dicembre 2019
Martello del giudice

Mondo di Mezzo. La difesa di Buzzi: ‘Non è mafia, è malcostume di questo Paese’

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Italia
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Non è mafia, ma è il modello che ci governa ovunque, è il malcostume di questo Paese. Questa l'arringa dell'avvocato di Buzzi, nel tentativo di evitargli il carcere duro del 416bis.

In corso presso la VI sezione penale della Cassazione, il processo su Mafia Capitale. L’avvocato Alessandro Diddi, legale rappresentante di Salvatore Buzzi, durante l’arringa difensiva afferma:

“Non è mafia, ma è il modello che ci governa ovunque, è il malcostume di questo Paese”.

Siamo alle battute conclusive del processo al Mondo di mezzo di Roma e l’avvocato di Buzzi, cerca di “dimostrare che sono fenomeni comuni che pervadono talmente il nostro Paese che se non sono mafia da altre parti non lo possono essere nemmeno in questo caso”.

In parole semplici, l’avvocato di Buzzi cerca di spiegare che il Mondo di mezzo non è un male romano, ma un male italiano.

“Ci dobbiamo dare una regola sul 416bis – prosegue – molti di noi hanno sollecitato un intervento delle sezioni unite”.

Processo al Mondo di mezzo: ‘Spiegare cos’è la mafia non è facile’

Nella sua arringa il legale di Buzzi conia una nuova tesi sulla mafia:

“Spiegare cosa è oggi la mafia non è una cosa facile, soprattutto, quando ci si allontana dalla matrice sociologico-ambientale”.

E poi ricorda che non è mai stato Buzzi ad andare a chiedere soldi, atteggiamento tipico mafioso, ma “sono sempre loro che si rivolgono a Buzzi”.

Mafia capitale non è mafia perché manca ‘una identità di struttura’

L’avvocato Diddi, spiega anche per quale altro motivo non si può parlare di mafia, perché nelle attività illecite svolte dal Buzzi e dal Carminati “non c’è stata fusione” e quindi viene a mancare “un’identità di struttura” propria delle organizzazioni mafiose.

Obiettivo evitare il 416bis a Salvatore Buzzi

L’obiettivo dell’avvocato di Salvatore Buzzi non è di scagionare il suo assistito, è palese che abbia commesso i reati a lui ascritti, ma vuole evitargli a tutti i costi l’incriminazione di associazione di stampo mafioso, per evitargli il carcere duro imposto dal 416bis e anche perché così spera i giudici di Cassazione possano ridurgli la pena.

“Perché ci sia il 416bis occorre un’attività esterna ovvero che ci sia percezione che quello è un gruppo che sprigiona violenza”.
La difesa di Gramazio e di Gaglione punta al processo di appello bis

I difensori di Gramazio e Gaglione vanno oltre, affermano che la Corte d’Appello ha emesso una sentenza “sciatta e frettolosa. Si è fondata sul pregiudizio”, quindi “va annullata e restituita ai giudici”.

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Massimo Carminati, Salvatore Buzzi, inchiesta Mafia Capitale, Processo Mafia Capitale, Mafia Capitale
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