10:56 15 Novembre 2019

Fuga dal M5s e fronda anti-Di Maio: verso la scissione?

© AP Photo / Gregorio Borgia
Italia
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Sono tanti i parlamentari delusi che abbandonando il movimento, attraversato da malumori e tensioni dopo la formazione del nuovo governo. Tanti addii ma nessun benvenuto.

C'è fermento nel movimento dopo la pubblicazione della cosiddetta Carta di Firenze lo scorso 4 ottobre, con cui gli "scettici" del movimento hanno chiesto alcune modifiche ai funzionamenti interni, "per un rinascimento 5 Stelle: coerenza, democrazia interna e centralità degli attivisti". La richiesta di maggiore democrazia e decentramento dei processi decisionali, in seno al movimento, era emersa a fine settembre con le 70 firme della cosiddetta "fronda" anti Di Maio, che il premier politico aveva frettolosamente liquidato come "malinteso", mentre si trovava a New York per partecipare all'Assemblea Generale delle Nazioni Unite. 

Non si tratta solo di esponenti che non sono stati riconfermati alle cariche del nuovo esecutivo. Sono in molti a lasciare il movimento per aderire ad altri gruppi parlamentari, di qualsiasi schieramento. A partire da Andrea Mura che si è dimesso da deputato lasciando il seggio al PD, Antonio tasso e Andrea Cecconi, passati con gli eletti all'estero, Sara Cunial, Veronica Giannone e Gloria Vizzini, finite nel gruppo misto. Ma c'è anche chi ha aderito a gruppi di altri partiti: come Catello Vitiello e Silvia Benedetto che sono entrati in Cambiamo!, il movimento fondato da Giovanni Toti dopo la scissione da Forza Italia, mentre il deputato Davide Galantino è passato in Fratelli d'Italia. 

In Senato sono passati al gruppo misto Maurizio Buccarella, Carlo Martelli, Saverio De Bonis e Gregorio De Falco. Gelsomina Vono ha aderito al gruppo Italia Viva - nuovo PSI mentre Paola Nugnes è entrata in LEU. 

Non finirebbe qui. Ci sarebbero altri dissidenti incerti se restare o no. Ci sarebbe una fronda di 25 - 30 parlamentari contrariati dall'approvazione della riforma costituzionale che ha portato al taglio dei parlamentari. Si tratterebbe niente di meno che il cavallo di battaglia di Di Maio. Non un dissidio da poco conto, quindi, che potrebbe evolversi in scissione. 

A fronte di alcuni assenti giustificati durante le votazioni, ce ne sarebbero alcuni inigiustificati, tra questi Andrea Coletti che pubblicamente ha dichiarato la sua contrarietà alla riforma. "Non posso votare a favore, il dibattito è stato surreale. Meno senatori saranno più esposti alle lobby" aveva dichiarato il deputato grillino che adesso potrebbe essere sottoposto ad un processo interno. 

In tal caso a chi ha lasciato, si aggiungerebbero anche gli espulsi. 

 

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Luigi Di Maio, M5S, governo, Italia
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