16:37 22 Novembre 2019
martello giustizia

Il "re dell'eolico" condannato a 9 anni per concorso esterno in associazione mafiosa

© Sputnik . Andrei Starostin
Italia
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Vito Nicastri è accusato di aver finanziato la latitanza del boss mafioso Matteo Messina Denaro.

Vito Nicastri, imprenditore trapanese nel settore eolico in affari con il genovese Francesco Paolo Arata, ex consulente della Lega e protagonista di una intercettazione ambientale che ha portato all'incriminazione per corruzione dell'ex sottosegretario alle Infrastrutture Armando Siri, è stato condannato a nove anni di reclusione per concorso esterno in esterno mafiosa. 

I pubblici ministeri gli contestavano di aver intrattenuto rapporti spregiudicati con esponenti delle cosche, quelli più vicini al superlatitante Matteo Messina Denaro, imprendibile dal giugno 1993.

La sentenza è arrivata oggi pomeriggio dal Gup di Palermo Filippo Presti. 

Il pentito Lorenzo Cimarosa, cugino di Messina Denaro, è stato l'artefice della condanna dell'imprenditore trapanese, dopo aver svelato che Vito Nicastri avrebbe fatto avere "una borsa piena di soldi" agli uomini legati al latitante.

Caso Siri

L'anno scorso il "re" dell'eolico, nonostante si trovasse già agli arresti domiciliari, aveva iniziato a fare affari con Paolo Arata, ex parlamentare di Forza Italia e all'epoca consulente per l'energia della Lega. La luce su questi affari è stata fatta durante un incidente probatorio al tribunale di Roma: Nicastri ha confermato di aver saputo di una mazzetta da 30mila euro che il suo socio avrebbe promesso al sottosegretario Armando Siri, per piazzare un emendamento che doveva aprire le porte a molti finanziamenti.

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Mafia, Sicilia, Italia
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