11:42 21 Novembre 2019
L'ex ministro della Sanità Giulia Grillo

M5S in rivolta, parla la fronda anti-Di Maio

Vincenzo Pinto
Italia
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Malumori nel M5S, dopo la lettera dei 70 per chiedere delle modifiche sullo statuto che decentrerebbero i poteri del capo politico, arrivano le critiche da parte dell'ex ministro Grillo e della senatrice Fattori. Ma Di Maio minimizza, "si tratta di un malinteso".

Le tensioni interne al movimento covano da alcune settimane e seguono la definizione della nuova squadra di governo, che ha lasciato scontenti molti, soprattutto quanti hanno perso l'incarico. Ma se sinora si trattava solo di "voci di corridoio", adesso le voci critiche vengono allo scoperto. 
A parlare per prima è proprio Giulia Grillo, l'ex ministro della Salute nel governo gialloverde, declassata a semplice deputata dopo l'alleanza giallorossa, che chiede una maggiore collegialità nei processi decisionali. Ci tiene bene a precisare, in una intervista al Fatto Quotidiano, che il problema non è la persona (Di Maio), ma "il ruolo del capo politico, che è privo di contrappesi. Ci vuole collegialità nelle decisioni”.

Un movimento senza leader

La concentrazione del potere decisionale nelle mani di un individuo, risulta indigesta in un movimento che è nato senza leader e si fa promotore del principio di democrazia diretta. “Ci vuole collegialità nelle decisioni, con questo assetto non possiamo andare avanti - spiega l'ex ministro - Siamo nati come un Movimento senza un leader".

Dello stesso avviso la Elena Fattori. “Vorremmo un gruppo più unito e deliberante. Il problema non è la persona Di Maio ma il fatto che ci sia una sola persona che accentra tutto il potere". Così la senatrice grillina ha spiegato le ragioni del documento presentato martedì. Una delle 70 firme era la sua. 

La fronda anti-Di Maio

Se il capo politico assicura che "si tratta di un malinteso, nessuno è contro di me", la Grillo conferma che "non c'è nessuna fronda". La Fattori spiega che non esiste uno scontro tra correnti all'interno del M5S, ma si tratta di un tentativo di rimodellare l'organizzazione per evitare l'accentramento di potere e rendere il processo decisionale più collegiale.

"E' stata data un’interpretazione sbagliata. Io sono tra i 70 che hanno firmato, quelle firme sono per mettere all'ordine del giorno della prossima riunione una modifica del regolamento del gruppo al Senato. - ha chiarito - Abbiamo sollevato la questione che queste assemblee sono solo uno sfogatoio, alla fine decide il capogruppo".

Il problema, non di poco conto, è la democrazia all'interno del movimento: “vorremmo un gruppo un pochino più unito e deliberante. Il problema non è la persona Di Maio ma il fatto che ci sia una sola persona che accentra tutto il potere. In un Movimento che dovrebbe essere democrazia dal basso non va bene, e i risultati lo stanno dimostrando".

Il documento dei 70

Nel documento presentato dai grillini ribelli era arrivata la richiesta di modifica dello Statuto 5 Stelle per limitare i poteri in mano al capo politico del Movimento. I firmatari vorrebbero un direttorio con 10 "facilitatori" affiancare la figura del capo politico. 

Per Di Maio “È una procedura interna per modificare lo statuto del gruppo  e credo che sia stato un grande malinteso. Nei prossimi mesi la mia idea di ristrutturare il Movimento va portata avanti e avremo una organizzazione che il Movimento non ha mai avuto”.

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Luigi Di Maio, M5S, governo, Parlamento, Senato, Italia
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