16:00 22 Novembre 2019
Polizia italiana

La mafia della Stidda a Gela, 110 arresti tra Sicilia e Lombardia

© AFP 2019 / OLIVIER MORIN
Italia
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Dallo spaccio di droga al settore agroalimentare e dell'intermediazione finanziaria. Decapitato con una maxioperazione, il clan della nuova Stidda, 110 arresti fra Sicilia e Lombardia.

Un'organizzazione che poteva contare su 500 uomini armati, i cosiddetti "leoni", un potenziale militare in grado di scatenare in qualsiasi momento una guerra di mafia. Erano impegnati nelle spedizioni punitive contro gli imprenditori che non si piegavano alle estorsioni e per mantenere il dominio del territorio. 

Gli "stiddari" controllavano il traffico di droga e le estorsioni. I proventi poi venivano reinvestiti nel settore agroalimentare. I commercianti erano costretti sotto minaccia a vendere i prodotti imposti dall'organizzazione criminale, che non operava solo in Sicilia, ma anche al nord. Sono infatti 15 gli affiliati arrestati in Lombardia e Piemonte. In nord Italia i criminali avevano dismesso i panni di narcotrafficante e indossato quelli dei manager finanziari, lucrando in attività di intermediazione finanziaria e in particolare nel business della cessione di aziende e di crediti. 

A spiegare come avvenivano gli affari della Stidda è Francesco Messina, a capo della Direzione centrale anticrimine della polizia. “Ci siamo trovati di fronte a un’organizzazione paragonabile all’Ndrangheta – ha sottolineato – per capacità di penetrazione del territorio, ma anche per le attività svolte in Nord Italia”. 

L'organizzazione è stata disarticolata con una maxi operazione della squadra mobile di Caltanissetta, coordinata dal vice questore aggiunto Marzia Giustolisi, che ha visto impiegati 300 agenti della polizia, 2 elicotteri e 15 unità cinofile. Secondo la Procura di Caltanissetta, gli arrestati sono coinvolti nelle spedizioni punitive, danneggiamenti e incendi contro chi contrastava l'avanzata della Stidda.

Il ritorno dei ribelli

La Stidda era una organizzazione di stampo mafioso che era sorta negli anni '80, tentando di contrapporsi a Cosa Nostra. Era stata inesorabilmente sconfitta dai padrini di Palermo e i sopravvissuti alla guerra tra clan, costretti all'esilio. 

Con la decapitazione della cupola, le vecchie mafie che erano state sconfitte da Totò Riina, si sono riorganizzate e radicate sul territorio siciliano, controllando tutti i settori economici legali e non. Settore agroalimentare, edilizia, ma anche droga, estorsioni e soprattutto scommesse. 

Già a luglio le forze dell'ordine hanno sgominato il clan degli Inzerillo, la famiglia rivale che Totò Riina fece sterminare condannando i superstiti all'esilio negli USA. Dopo la morte del capo dei capi erano tornati e cercavano di comandare sul mandamento. 

L'attenzione, sottolinea il direttore generale della Direzione Anticrimine, deve essere mantenuta alta sugli "scarcerati". Sono circa 400 in Sicilia e tornati in libertà tentano di riorganizzarsi. 

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