11:48 21 Novembre 2019
Un murales contro la mafia nel luogo dove il 23 maggio 1992 venne azionato l'ordigno che fece saltare in aria l'auto su cui viaggiava il giudice Giovanni Falcone

Mattarella ricorda il giudice Terranova e Lenin Mancuso, uccisi dalla mafia 40 anni fa

© Foto: Shirto
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Il 25 settembre di 40 anni fa venivano uccisi dalla mafia il giudice Cesare Terranova e il maresciallo di pubblica sicurezza Lenin Mancuso. Oggi Palermo ne celebra il ricordo.

La mattina del 25 settembre del 1979 il giudice Terranova veniva ucciso da un gruppo armato mentre, al volante della sua auto, si recava al lavoro. Quel giorno moriva con lui, dopo alcune ore di agonia in ospedale il suo più fidato collaboratore e guardia del corpo, il maresciallo Lenin Mancuso. 

Il magistrato era stato uno dei primi a comprendere l'evoluzione del fenomeno mafioso, i suoi connotati specifici e la sua pervasività sociale. Gli strumenti e le elaborazioni da lui affinate, costituiscono le basi attuali dell'azione di contrasto al fenomeno mafioso. 

A decretare la sua condanna a morte, assieme a quella del suo collaboratore, fu la mafia corleonese. Al centro delle sue indagini, infatti, il clan di Corleone e la potente guerra di mafia che da lì a poco avrebbe insanguinato Palermo.  

Come giudice istruttore emanò le sentenze dell'istruttoria che portarono al "processo dei 117", un maxi processo contro il clan di Angelo La Barbera e Pietro Torretta, e al processo contro il clan dei corleonesi nel 1969. In un periodo storico in cui la lotta alla mafia era ancora arretrata, l'impianto accusatorio di Terranova, mirava a dimostrare l'identità fra mafia e associazione a delinquere. Tesi che venne rigettata nel 1969 dalla corte d'Assise di Bari che, pur non negando l'esistenza della mafia, sostenne che "l'equazione tra mafia e associazione a delinquere, su cui hanno insistito gli inquirenti e si è esercitata la capacità dialettica del magistrato istruttore, è priva di apprezzabili conseguenze sul piano processuale".

Dopo un breve periodo in parlamento, eletto nella lista del PCI come indipendente e segretario della commissione parlamentare antimafia, rientrò in magistratura e chiese la nomina di giudice istruttore. Fu allora che la cupola palermitana, composta da Michele Greco, Bernardo Brusca, Pippo Calò, Antonino Geraci, Francesco Madonia, Salvatore Riina e Bernardo Provenzano, decise di eliminarlo assieme al suo collaboratore, Lenin Mancuso. 

​Le parole di Sergio Mattarella

"Magistrato rigoroso e preparato, profondo conoscitore della realtà siciliana, Cesare Terranova seppe cogliere la forza e la pervasività della mafia, qualificandola per primo come una 'associazione delinquenziale' dalle variegate forme, la più pericolosa ed insidiosa delle quali è quella camuffata sotto l'apparenza della rispettabilità".

Con queste parole il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ha ricordato il magistrato in un messaggio inviato al sindaco di Petralia Sottana, Leonardo Iuri Neglia, paese natale di Terranova. "Da Giudice istruttore - prosegue il capo dello Stato - comprese la trasformazione in atto della mafia, ormai infiltrata nella vita pubblica ed economica e ben sorretta dal pilastro inossidabile dell'omertà. A lui si deve l'avvio di una stagione di indagini coraggiose e di processi inediti, culminata molti anni più tardi nel maxiprocesso di Palermo. Proseguì da parlamentare il suo appassionato impegno per l'affermazione della legalità, mettendo a servizio delle istituzioni democratiche il patrimonio di conoscenze acquisito nel corso della sua esperienza giudiziaria. Rievocare la vile uccisione di Cesare Terranova e Lenin Mancuso richiama la necessità di resistere alle intimidazioni della mafia, opponendosi a logiche compromissorie ed all'indifferenza, che minano le fondamenta dello stato di diritto"

Le commemorazioni a Palermo

In ricordo del magistrato e del suo collaboratore è stata deposta una corona d'alloro sotto la lapide di via De Amicis, alla presenza dei famigliari, del sindaco Leoluca Orlando, del questore di Palermo Renato Cortese e del prefetto Antonella de Miro. Presenti anche le autorità del comune di Rota Greca Cosenza, dove è nato Mancuso. Alla celebrazione hanno partecipato anche gli studenti delle scuole palermitane.

Tags:
Palermo, Sicilia, mafia, Italia
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