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22:17 23 Ottobre 2019

Carcere: detenuto picchiato in cella. Quindici agenti sotto indagine, quattro sospesi

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La vittima, un detenuto tunisino, non aveva mai parlato, forse per paura. A far aprire l'indagine della procura era stata una lettera di altri detenuti. Il gip: "Trattamento inumano e degradante".

Per aver duramente pestato un detenuto tunisino nel carcere di S.Gimignano circa un anno fa, 15 agenti della polizia penitenziaria sono indagati e 4 di loro sono stati sospesi immediatamente dal servizio per quattro mesi. La disposizione disciplinare è stata decisa dal Dap (Dipartimento dell'amministrazione penitenziaria) dopo l'inchiesta giudiziaria della procura di Siena sull'accaduto.

A far scattare le indagini erano stati proprio altri detenuti che si trovavano nello stesso braccio d'isolamento del tunisino, prima con un racconto ad un'operatrice penitenziaria e poi con una lettera al Tribunale di sorveglianza. La vittima infatti, forse per paura, ha sempre taciuto le violenze, giustificando alcune visibili lesioni sul volto come effetto di una caduta accidentale.

"Ti strangolo", "Ti ammazzo", "Tornatene al tuo Paese"

Uno dei testimoni ha riferito agli inquirenti di aver assistito al pestaggio dallo spioncino della cella e a causa di questo di essere stato colpito anche lui da un'agente con un pugno in fronte. Inquietanti le frasi e le minacce che gli agenti, durante l'azione, avrebbero rivolto al detenuto tunisino: “adesso ti facciamo vedere chi comanda a S.Gimignano”, “ti strangolo”, “ti ammazzo” e “tornatene al tuo Paese”.

Nell'ordinanza del gip, Valentino Grimaldi si parla di “trattamento inumano e degradante”, “violenza” e “crudeltà”. Secondo altri testimoni, gli sarebbero stati abbassati i pantaloni e poi avrebbero continuato a picchiarlo, lasciandolo svenuto a terra.

Sugli agenti incombe l'ipotesi di reato di tortura

Ad aiutare gli inquirenti nella ricostruzione dei fatti ci sono le immagini delle telecamere di sorveglianza, benché schermate dai corpi degli agenti e le intercettazioni. Fra i reati contestati alle guardie penitenziarie ci sono le minacce, lesioni, falso ideologico per aver tentato di “ammorbidire” i vari rapporti d'ordinanza e seppellito le prove del pestaggio con pressioni e intimidazioni. Incombe sugli agenti anche l'ipotesi del reato di tortura.

Sulla vicenda il Dap auspica un accurato e pronto accertamento da parte della magistratura, esprimendo comunque massima fiducia nell'operato e nella professionalità del Corpo di polizia penitenziaria che normalmente svolge il suo lavoro in maniera eticamente impeccabile.

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