22:16 07 Dicembre 2019
Sicilia, Italia

Piano di Rilancio per il Sud o nuovo assistenzialismo?

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Il premier Conte, di ritorno da Bruxelles, ha presentato un progetto di rilancio del meridione, parte integrato nel Patto con l'Europa. Una nuova fase di "azioni costruttive" dentro un disegno non assistenziale. Ma sarà davvero così?

L'obiettivo del Piano di Rilancio per il Sud è quello di "ricucire il paese", riducendo il divario fra nord e sud, attraverso l'istituzione di una Banca per il Sud per investimenti a sostegno delle imprese e una serie di strumenti, come CIS, ZES e Contratti di Rete che servano a capitalizzare le risorse che non vengono spese o impiegate automaticamente.

Il piano di intervento sarà diretto a dotare il mezzogiorno di infrastrutture adeguate, che facilitino i trasporti e le comunicazioni da una regione all'altra, dare impulso a un nuovo modello di crescita, verde, sostenibile e smart che rispetti il principio di equità sociale e territoriale. Gli investimenti dovranno rendere il territorio più attrattivo sia per le imprese sia per trattenere i giovani che ogni anno emigrano dal sud.

A un progetto di Banca del Sud sta lavorando il presidente della Regione Sicilia, Sebastiano Musumeci, un istituto che vede nelle regioni le principali azioniste, finalizzato a finanziare investimenti pubblici e privati sul territorio.

Daniele Terranova
© Foto : Daniele Terranova
Daniele Terranova

Per approfondire le implicazioni legate a questo piano di investimenti e alla sua fattibilità all'interno di un disegno non assistenziale, Sputnik Italia ha incontrato Daniele Terranova, avvocato in Milano partner dello Studio Martinez&Novebaci e fondatore di Observere Srl, società specializzata in audit aziendale e cyber security.

– Ritiene che una banca pubblica possa essere idonea a rilanciare in maniera efficace gli investimenti al sud e ridurre il divario con il nord?

– Mi sembra un'idea più utile ad attirare miopi consensi elettorali piuttosto che un progetto strutturale, di lungo periodo, con la giusta visione e che punti nella giusta direzione.

E' un idea datata, già proposta dall'ex Ministro Giulio Tremonti nel 2006. Oltretutto esiste già la Banca del Sud S.p.A., partecipata da Invitalia e gestisce anche il Fondo di garanzia per semplificare l’accesso al credito delle PMI.

Il premier Conte ha detto “...una banca del Sud per erogare il credito alle imprese del Sud”. Ma perchè le imprese del sud hanno bisogno di una banca “speciale” oltre alla miriade di istituzioni finanziarie che possono raggiungere? L'unica risposta logica è che servirà a finanziare chi non ha i requisiti per essere finanziabile, ossia non offrirà sufficienti garanzie. Qui lo scenario si divide: c'è chi non offre sufficienti garanzie ma ha un valido progetto imprenditoriale, magari è un brillante start-upper e poi c'è chi non ha un valido progetto imprenditoriale e dunque, ha un ampia probabilità di non poter restituire il denaro. Nel primo caso però, esistono già altre validissime strade per finanziare un progetto che sta in piedi, mi riferisco ai fondi di private equity o di private debt, che fanno scouting di imprenditori con buone idee da finanziare, sia in fase di start-up che in quella di sviluppo. A questi si aggiungano le più moderne forme di funding, dal crowdfunding alle ICO.

A questo punto pare chiaro che gli unici soggetti a cui potrebbe servire la banca del sud siano proprio quelli che non andrebbero finanziati perchè ad alto rischio di insolvenza.

Attenzione, tutto il discorso va letto contestualizzandolo: una banca sotto il controllo pubblico i cui vertici saranno nominati dalla politica e non certo selezionati con imparzialità tra i manager in circolazione. Questi a loro volta saranno influenzati da “ordini di scuderia” nel concedere il credito.

Il mix dei due fattori ha un unico risultato, l'ennesimo carrozzone inefficiente che favorirà pochi e non i meritevoli e ridistribuirà la ricchezza sottraendola a chi l'ha guadagnata per destinarla a chi non la merita e la sperpererà favorendo non certamente le fasce più deboli sul territorio.

– Strumenti come CIS, ZEN e Contratti di Rete sono un efficace sostegno delle imprese del sud?

– Mi spiego con un esempio: è come se ad un analfabeta fosse insegnato a riconoscere quattro parole utili alla vita quotidiana solo memorizzandole visivamente. Beh non fa male, meglio che niente, ma non è certamente il modo di affrontare il problema né potrà mai risolverlo.

Sono manovre che mancano di una visione e sinceramente mi sembrano frutto anche della necessità di partorire qualcosa in tempi rapidi, senza avere grandi idee, per fare vedere che sia stato fatto qualcosa per il sud. Prendiamo ad esempio le ZES (Zone Economiche Speciali), ridotto all'osso, comportano fondamentalmente due vantaggi: un credito d'imposta per i nuovi investimenti (e su questo sono decisamente favorevole) e il dimezzamento dei tempi normativamente previsti per il rilascio dei provvedimenti amministrativi necessario per iniziare alcune attività produttive. Quest'ultima mi fa sorridere, significa che gli uffici competenti o rilasceranno autorizzazioni senza essersi prese il tempo necessario per una compiuta valutazione, oppure che quel tempo era già troppo lungo. Ma allora che si cambi per tutti!

Insomma ritengo che si poteva fare un po' meglio anche perchè tutta la burocrazia che genereranno le ZES sarà forse più dispendiosa dei reali benefici che porteranno al territorio. Però staremo a guardare, speriamo bene.

– Quali azioni dovrebbe adottare lo stato per risanare il divario fra nord e sud?

– Istruzione e meritocrazia.

Purtroppo, da uomo di origini sicule, riconosco che la mentalità del sud è impregnata di concetti che andrebbero estirpati già nelle scuole. Pensi solo al mito anacronistico del “posto fisso” o alla tolleranza del nepotismo, della raccomandazione insomma della mancanza di meritocrazia e della prevaricazione. E' l'humus culturale in cui fioriscono le mafie.

Avere “nominato” una persona non idonea a rivestire un ruolo istituzionale, ad esempio, riverbera effetti negativi su tutta la comunità e, così come si espande un cancro, il raccomandato favorirà altri raccomandati come lui in un ottica di do ut des. Chiaramente questo è un fenomeno non non solo meridionale ma credo che nessuno si offenda se ammettiamo che al sud è più accentuato.

Questo è il ragionamento di ampio respiro e di lungo termine che andrebbe fatto da una politica lungimirante. Queste cose si possono fare solo se c'è da un lato un'educazione, la cosiddetta moral suasion, dall'altro norme più chiare, semplici e concretamente efficaci e non leggi slogan da citare per farne sfoggio nei salotti televisivi. Ma questo è un discorso che meriterebbe un lungo approfondimento.

– Vede un rischio di ritorno a politiche assistenzialiste verso il meridione?

– Ormai non è più un rischio ma una realtà, basti pensare al reddito di cittadinanza, i cui beneficiari sono per oltre il 60% nelle regioni del mezzogiorno.

Il messaggio che passa non mi piace per niente: stai a casa tanto c'è lo stato che ti paga e che ti trova un lavoro. Come se il lavoro si potesse creare con un decreto. E' ridicolo. Bisognerebbe fare passare proprio il messaggio opposto incentivando l'iniziativa economica magari con formule premiali per le start-up, con particolare riferimento alla fiscalità e al cuneo fiscale.

 

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