12:35 15 Dicembre 2019
Roberto Giachetti

Alleanza con M5s indigesta, renziano Giachetti via da direzione Pd

© AFP 2019 / Alberto Pizzoli
Italia
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Il frontman anti Movimento Cinque Stelle e renziano della prima ora Roberto Giachetti ha deciso di lasciare la direzione del Partito Democratico.

Ha spiegato la sua decisione in un lungo video-messaggio pubblicato sulla sua pagina Facebook, interrompendo un silenzio durato un mese e mezzo, durante le estenuanti trattative tra Pd e M5s per trovare un accordo per governare il Paese.

"Dopo il giuramento del governo, anche per la parte dei viceministri e sottosegretari, è venuto il momento che io parli e dica la mia dopo un periodo di silenzio durato un mese e mezzo", ha esordito Giachetti nel suo video.

Il deputato Dem renziano ha rilevato di comprendere le ragioni dell'accordo con i Cinque Stelle sullo sfondo della situazione economica difficile, per cui avrebbero pagato i più deboli, e del tentativo di arginare lo strapotere di Salvini, tuttavia è costretto a trarre conclusioni per la sua battaglia precedente all'interno del Pd contro eventuali accordi con i pentastellati.

"Capisco perfettamente le ragioni per cui abbiamo deciso di fare questo accordo e in cuor mio io, davvero, mi auguro che possa funzionare. Non posso, però, rinnegare le mie convinzioni sul Movimento Cinque Stelle e su tutto quello che è successo in questi anni perché sono cose che a me pesano. Io sono stato il frontman della campagna che negava qualsiasi possibilità di fare un accordo con loro. Mi sono candidato alla segreteria del partito contro quest’ipotesi. Vista questa situazione è inevitabile che ne debba trarre le conseguenze". 

In virtù delle "regole non scritte" della politica a seguito di errori di valutazione, ha ritenuto inopportuna la sua presenza nella cabina di regia del partito.

"Per come intendo la politica, ci sono delle regole non scritte per cui quando si commettono errori di valutazione del genere non può rimanere tutto uguale. Per questa ragione ho deciso di dimettermi dalla Direzione nazionale del Partito democratico. Non potrei continuare a stare in una cabina di regia politica che deve sostenere questo progetto, non essendone convinto fino in fondo. Dentro di me non possono nascondere i dubbi che ho. Per questo non posso più continuare a svolgere il mio incarico di dirigente politico all'interno di quell'organismo di direzione politica così importante".

Allo stesso tempo ha evidenziato il suo voto favorevole alla direzione del Pd per dare il mandato al segretario Zingaretti di trattare con i Cinque Stelle dopo il crollo del primo governo Conte.

"Mi sono reso conto che dentro il partito c'era una così larga adesione alla proposta di fare un accordo di governo col M5S dal ritenere, per la prima volta, che le mie convinzioni personali venissero in secondo piano. Anzi proprio perché ho visto una così larga partecipazione a questa ipotesi politica mi sono impegnato, silenziandomi, nel cercare di evitare che i miei interventi avrebbero potuto mettere in crisi questo percorso. Io non ho voluto mettere in difficoltà questo progetto".

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Italia, partito Democratico
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