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07:52 22 Settembre 2019

Migranti, la proposta shock di Letta: uscire dal Trattato di Dublino e siglare un nuovo patto

© AP Photo / Olmo Calvo
Italia
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L'Europa non riesce a gestire in maniera condivisa le emergenze sbarchi, perché non si è mai dotata di una politica migratoria. Lo dice Enrico Letta, che propone di abbandonare gli accordi di Dublino e di firmare il patto di Lampedusa.

Non basta rivedere il Trattato di Dublino, ma bisogna stralciarlo e creare un nuovo patto, che poggi i piedi su una vera politica migratoria, che sia compatibile e all'altezza dello scenario attuale. Lo scrive Enrico Letta in una lettera indirizzata al quotidiano La Repubblica. Il regolamento di Dublino non funziona perché “è un congegno creato decenni fa in funzione di altri scenari, precedenti alla instabilità e alla mobilità determinatesi dopo le primavere arabe”

È uno strumento che non funziona perché con i veti di alcuni paesi " si rimane al guado" e non è possibile rivederlo perché “non si è mai riusciti a convincere i più riottosi”. Quindi, secondo l'ex presidente del Consiglio, che oggi fa il professore all'università SciencesPo di Parigi, bisogna sospenderlo come già accadde in situazioni di emergenza con Schengen e il fondo Salva Stati. 

L'Ue deve comprendere di essersi “mossa sulla crisi con strumenti vecchi e non ha trovato la forza di modificarli, per egoismi diffusi e per il veto brandito da Ungheria e altri Stati membri”. Occorre adesso una "scelta radicale", siglare un nuovo trattato con "i paesi che ci stanno" e in cui “chi ci sta accetti la regola della maggioranza e si assuma la propria parte di responsabilità”.

Riallocazioni gestite in maniera automatica e centralizzata

Il nuovo Trattato andrebbe firmato a Lampedusa, “un atto politico e simbolico fortissimo – dovrebbe sostituire quello di Dublino, sopprimendo anzitutto la norma sulla responsabilità tutta in carico al Paese di primo accesso”. Il nuovo trattato deve contenere strumenti nuovi con cui organizzare e suddividere in maniera equa il peso dell'accoglienza sui vari paesi. Secondo Letta gli "agghiaccianti tira e molla sono stati l’immagine peggiore dell’Europa” e devono cessare per lasciare il posto “a meccanismi automatici di ricollocazione gestiti da un’autorità centrale europea, dotata di poteri idonei e autorizzata ad applicare criteri di umanità, come i ricongiungimenti parentali”.

Con la centralizzazione e l'automatizzazione si evitera il braccio di ferro fra stati a cui si è assistito tante volte e  “si renderà possibile una gestione diversa dei flussi dei richiedenti asilo e dei migranti economici”.

Politiche comuni di integrazione

Allo stesso tempo, scrive Letta, "si dovranno promuovere i doveri, a partire dall'imparare la lingua locale. Tra gli altri capitoli il controllo della frontiera esterna Ue, il rapporto con i Paesi terzi e il coordinamento con le norme sulle attività di salvataggio in mare”.

"Serve coraggio", conclude Letta, l’Italia “deve essere in prima fila” e “la Commissione dovrebbe essere coinvolta nell'iniziativa soprattutto perché gli strumenti centrali che ne deriverebbero dovrebbero essere ad essa collegati”.

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Migranti, UE, Italia
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