06:12 10 Dicembre 2019
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"Vivere è un dovere, anche per chi soffre": Cei contro la legge sul fine-vita

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"Il rispetto della vita è un principio inderogabile". È l'accorato appello del Cardinale Bussetti che ribadisce il dovere di vivere anche per chi è malato e sofferente.

"Va negato che esista un diritto a darsi la morte: vivere è un dovere, anche per chi è malato e sofferente", ha sottolineato il cardinale. "Mi rendo conto che questo pensiero ad alcuni sembrerà incomprensibile o addirittura violento. Eppure, porta molta consolazione il riconoscere che la vita, più che un nostro possesso, è un dono che abbiamo ricevuto e dobbiamo condividere, senza buttarlo, perché restiamo debitori agli altri dell'amore che dobbiamo loro e di cui hanno bisogno".

Il tema dell'eutanasia, del diritto al suicidio assistito e della non punibilità di chi aiuta una persona a morire, torna alla ribalta perché il 24 settembre la Consulta si esprimerà sul caso di Dj Fabo, rispetto alla legittimità dell'art. 580 del Codice Penale, che punisce chi aiuta o istiga al suicidio.

La questione di incostituzionalità era stata sollevata dalla Corte d'Assise di Milano e inviata alla Consulta che però ne aveva deciso il rinvio, invitando il parlamento a colmare il vuoto giuridico sul fine vita. 

Per questa ragione la Cei ha organizzato un incontro pubblico sul tema "Eutanasia e suicidio assistito. Quale dignità della morte e del morire?", durante il quale il presidente della conferenza episcopale, il cardinale Gualtiero Bassetti, ha lanciato un accorato appello al Parlamento, per chiedere di legiferare in materia prima che la Consulta possa smantellare il delitto di istigazione al suicidio. 

"Il Parlamento", ha sottolineato il capo della Cei, "si è limitato a presentare alcune proposte di legge, senza pervenire né a un testo condiviso, né ad affrontare in modo serio il dibattito. Ora, per evitare che una sentenza della Consulta provochi lo smantellamento del reato di aiuto al suicidio, il Parlamento - come ha auspicato il presidente del Consiglio Giuseppe Conte - dovrebbe in breve tempo poter discutere e modificare l'art. 580 o, comunque, avviare un iter di discussione della legge che potrebbe indurre la Corte stessa a concedere un tempo supplementare".

Diritto al suicidio figlio di una ideologia utilitarista

"È drammatico che la condizione di chi è meno autonomo sia percepita come una zavorra per la famiglia, per la società e per la comunità dei 'forti'", ha proseguito Bassetti. "La via più percorribile sarebbe quella di un'attenuazione e differenziazione delle sanzioni dell'aiuto al suicidio, nel caso particolare in cui ad agire siano i familiari o coloro che si prendono cura del paziente. Questo scenario, tutt'altro che ideale, sarebbe comunque altra cosa rispetto all'eventualità di una depenalizzazione del reato stesso".

"Questa pratica, legale già in diversi Stati, solo apparentemente si propone di incentivare la libertà personale; in realtà si basa su una visione utilitaristica della persona, la quale diventa inutile o può essere equiparata a un costo, se dal punto di vista medico non ha speranze di miglioramento o non può più evitare il dolore", ha continuato Bassetti, sottolineando come "rispetto della vita è un principio inderogabile". Semmai andrebbe "rafforzato il ricorso alle cure palliative, la cui importanza è cruciale nell'offrire il necessario sollievo alla sofferenza del malato".

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Eutanasia, Cei, Italia
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