03:21 08 Dicembre 2019

Omicidio Rega: il suo collega Varriale mostrò il tesserino

© AP Photo / Andrew Medichini
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La versione di Varriale mette in difficoltà i due giovani americani accusati di omicidio che affermarono di non sapere che i due militari in borghese fossero carabinieri.

Il distintivo, il carabiniere Varriale, ce l'aveva e lo mostrò al momento del fermo. Un'affermazione, giudicata attendibile dagli inquirenti e che potrebbe complicare la situazione dei due giovani americani, Finnegan Lee Elder e Gabriel Natale Hjort, accusati di aver ucciso con undici coltellate il vice-brigadiere Mario Cerciello Rega a Roma nel quartiere Prati, nella notte tra il 25 e il 26 luglio.

Come è noto, i due militari intervennero durante un'operazione anti-spaccio a Trastevere, finita nel quartiere Prati dove i due ragazzi avevano dato appuntamento al “mediatore di pusher”, Sergio Brugiatelli a cui avevano sottratto lo zaino, dopo aver preso una “fregatura” nell'acquisto di alcune dosi di cocaina. Una storia dai risvolti ancora poco chiari che a distanza di quasi un mese e mezzo dai fatti non hanno fatto luce su alcuni elementi dell'indagine.

Il buco nel video delle telecamere di sorveglianza della zona

Primo fra tutti, il “buco” dei video delle telecamere a circuito chiuso della zona del delitto, in cui mancano proprio i momenti dell'incontro tra i due carabinieri e i due americani, la colluttazione e le coltellate. In alcune immagini si vedono i due ragazzi sul luogo dell'appuntamento che si accucciano al momento del passaggio di una “gazzella” dei carabinieri.

La versione degli accusati è sempre stata quella di non aver capito che i due fossero carabinieri (erano in borghese) e che non si fossero neppure qualificati. Secondo il militare sopravvissuto, invece, il tesserino venne mostrato.

© REUTERS / Ciro De Luca

Mistero anche sul possesso o meno della pistola da parte dei due carabinieri: Cerciello Rega, verrà comunicato giorni dopo, aveva lasciato la sua arma nell'armedietto della caserma di piazza Farnese. E lo stesso avrebbe fatto anche Varriale, confermando la circostanza e spiegando che nell'attività anti-spaccio in borghese, d'estate con pantaloncini e maglietta, l'arma sarebbe stata visibile. Circostanza anche questa da vagliare visto che esiste una circolare del capo della polizia, Franco Gabrielli che obbliga tutti i rappresentanti delle forze dell'ordine a girare sempre armati.

L'udienza per il Tribunale della libertà il 16 settembre

Intanto sarebbero stati resi pubblici alcuni scambi di messaggi audio su Whatsapp tra Hjort (quello di origine italiana e con più dimestichezza con la nostra lingua) e lo stesso Brugiatelli in cui viene chiesto a quest'ultimo di presentarsi da solo all'appuntamento per riprendersi lo zaino (in cambio di 100 euro e cocaina) ed è proprio Hjort ad insospettirsi per la presenza di altre voci intorno all'uomo e a ribadire a brutto muso di presentarsi da solo. Ora il tribunale della libertà si dovrà esprimere sulla posizione di Natale Hiort, l'udienza è stata rinviata al 16 settembre prossimo.

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