00:15 16 Novembre 2019
Bambini a scuola

Ferrara e i crocifissi in classe: un maestro dice no e fa obiezione di coscienza

© AFP 2019 / JONATHAN NACKSTRAND
Italia
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C'è un primo no alla decisione del sindaco di Ferrara di apporre crocifissi nelle aule. È un maestro con 40 anni di esperienza che si è dichiarato obiettore di coscienza.

Nei giorni scorsi il sindaco leghista di Ferrara, Alan Fabbri aveva ordinato l'acquisto di 385 crocifissi da appendere nelle aule delle scuole della città e già c'è un “obiettore di coscienza”: Mauro Presini, maestro elementare di una scuola ferrarese, ha scritto una lunga lettera all'assessora all'Istruzione, Dorota Kusiak (promotrice insieme al sindaco della delibera) in cui dichiara il suo no al crocofisso in classe in nome di “una scuola accogliente, laica e inclusiva”.

“Rifiuto il crocefisso con cui Lei doterà le scuole ferraresi indipendentemente dal mio credo religioso, dal mio bisogno di fede, dalla mia ricerca di spiritualità, dal mio orientamento politico”, mette subito in chiaro il maestro Presini, insegnante da 40 anni. E senza mezzi termini afferma il suo no.

“Non esporrò il crocefisso semplicemente perché lavoro in una scuola pubblica e credo che il principio di laicità dello Stato debba essere applicato in tutti i contesti a partire dal rispetto dell’articolo 3 della Costituzione: tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali”.

Perchè “nonostante sia uno fra i simboli di identità storico-culturale, nella mia classe, come nella maggioranza delle classi italiane, ci sono bambini e bambine i cui genitori hanno scelto di avvalersi dell’insegnamento delle attività alternative alla religione cattolica”, spiega Presini.

L'insegnante preferisce che “i muri delle aule che frequento siano pieni di disegni dei bimbi, di loro foto, di loro progetti, di loro realizzazioni, di cartelloni, di tabelle con la ripartizioni dei ruoli, di calendari, di frasi importanti come ad esempio quelle riportate nei princìpi generali della nostra Costituzione”.

L'insegnante sa che verrà accusato di fare politica ma si difende: “Se per politica intendiamo l’arte del governo a favore della polis o meglio se la intendiamo come una serie di tecniche relative all’organizzazione della vita pubblica, io credo che a scuola si faccia politica ogni volta che si sceglie come disporre i banchi, come spiegare un argomento, come organizzare il lavoro scolastico, come occuparsi dei beni comuni”.

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