22:46 07 Dicembre 2019
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Vuoi provare le scarpe? Paga 10 euro! Bufera sul negozio Anti-Amazon a Modena

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La singolare iniziativa di un commerciante ha scatenato le ire dei clienti e della Federconsumatori, che si sono scagliati contro una regola a loro avviso estremamente discutibile.

L'iniziativa è stata presa da un negoziante di Mirandola, proprietario di una boutique di abbigliamento, stanco del gran numero di clienti che vengono ogni giorno nel suo negozio per provare dei capi di abbigliamento, salvo poi lasciarli sullo scaffale dopo avere controllato il numero delle scarpe o la taglia del vestito.

A segnalare il fatto alla Federconsumatori di Modena sono stati gli stessi clienti del negozio, rimasti interdetti dalla richiesta del titolare di tirare fuori dei soldi solo per provare un capo di abbigliamento o un paio di scarpe.

Il titolare di Kiki Sport, questo il nome del negozio finito sotto la lente d'ingrandimento, ci ha tenuto a far sapere il proprio punto di vista, in quella che potrebbe essere definita una sorta di misura anti-Amazon in difesa dei negozi fisici:

"Online avete il diritto di reso quindi perché dovete venire a farci lavorare inutilmente in negozio? Lo trovo scorretto e poco rispettoso. A voi piacerebbe lavorare e non essere pagati? Per la prova scarpe chiedo 10 euro, ma non sono 10 euro a fondo perduto: viene rilasciato lo scontrino e un buono che potete spendere quando e come volete. Se andate su Google troverete che sempre più negozi stanno adottando questa antipatica cura preventiva per non farsi prendere in giro da finti clienti", ha scritto il negoziante sui social.

La questione della legittimità di una simile richiesta sta facendo discutere molto, con alcuni che ritengono perfettamente ammissibile richiedere una 'parcella' per una sorta di consulenza sull'acquisto mentre altri la considerano un abuso da segnalare immediatamente alle autorità competenti.

Anche Federconsumatori, chiamata direttamente in causa, ha voluto commentare l'episodio in una nota ufficiale, chiarendo che in ogni caso è necessario indicare la presenza di una regola così discutibile con grande evidenza all'ingresso del locale commerciale e non al proprio interno, come nel caso in questione, specificando inoltre che la regola sarà applicata a tutti i non acquirenti e non a discrezione del commerciante.

Non si tratta delle prime iniziative del genere in Italia con casi simili che erano già stati segnalati in passato in Toscana, nelle città di Sarzana e di Prato, e a Trento.

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