20:42 07 Dicembre 2019

Crisi di Ferragosto: parte il tentativo per il Conte-2

© Foto : foto di Francesco Ammendola - Ufficio per la Stampa e la Comunicazione della Presidenza della Repubblica
Italia
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La crisi di governo si sta dirigendo verso una soluzione con il nuovo incarico di Conte. Ma è davvero finita? Cosa succederà ora? Sputnik ne ha parlato con il politologo Giovanni Orsina.

Il 20 agosto le dimissioni del Presidente del Consiglio Giuseppe Conte hanno aperto formalmente la crisi del governo. Dopo 9 giorni di attesa questo rebus sta per risolversi con Conte di nuovo premier che ha appena accettato con riserva l’incarico dal capo dello stato Sergio Mattarella per formare un presunto esecutivo M5S-PD.

"Non sarà un governo 'contro' ma un governo per modernizzare il Paese e per i cittadini. Realizzerò un governo nel segno della novità è quello che richiedono anche le forze politiche", ha affermato il premier incaricato dopo aver ricevuto il mandato al Quirinale.

La partita del governo è davvero finita oppure ci sono i nodi che ancora ostacolano un’intesa per la formazione di un governo giallo-rosso? Quale potrebbe essere la composizione e il programma di questo nuovo esecutivo? Per fare il punto della situazione abbiamo raggiunto Giovanni Orsina, politologo e direttore della School of Government della Luiss.

— Professore, dopo l’endorsement venuto da Trump e l’apertura di Zingaretti, mercoledì è finalmente caduto il veto su Conte bis. Secondo Lei, è una bella notizia per i mercati finanziari e soprattutto per gli italiani che stanno rientrando dalle vacanze “rovinate” a causa della cosiddetta crisi del Ferragosto?

— I mercati chiaramente stanno reagendo bene perché si sta allontanando il rischio di un’uscita dell’Italia dall’euro. Anche se, secondo me, quel rischio non c’era perché io non ho mai pensato che la Lega fosse in grado di portare il Paese fuori dall’eurozona.

Per gli italiani e per l’Italia in generale io non so se sia una buona notizia perché l’obiettivo di questo governo è non mandare Salvini al potere. Si può pensare che questa sia una buona notizia perché Salvini sia un pericolo per la democrazia. Però al di là di questo il prezzo che viene pagato per non mandare Salvini al potere, è prezzo di un’operazione molto, molto, molto discutibile in termini di correttezza politica e in termini di adesione ai certi valori della democrazia. Questa è una operazione perfettamente legittima, perfettamente costituzionale ma nello stesso tempo si stratta della grandissima forzatura fatta apposta per sbarrare la strada a Salvini. Si può ritenere che sbarrare la strada a Salvini sia una cosa buona ma la forzatura in sé buona non può essere. Questa è la mia interpretazione.

© AFP 2019 / Andreas Solaro

— Il Presidente di Consiglio incaricato riuscirà a formare in tempi brevi un governo di ampio respiro che potenzialmente che duri almeno per tre anni o ci sono ancora nodi da sciogliere? Prevede un duello sulla lista dei ministri?

— I nodi da sciogliere sono ancora tanti perché innanzitutto bisogna capire che tipo di governo sarà. Conte vuole esercitare la sua prerogativa di nominare ministri e sceglierà delle personalità di alto profilo. Oppure andremmo ad una spartizione di poltrone tra i partiti che sarebbe il primo problema importante. Io personalmente mi auguro la prima e temo molto la seconda.

E poi bisogna anche tener conto del fatto che sia il M5S, sia il PD sono profondamente divisi al proprio interno. Il PD ha dentro il problema “Renzi” che è una variabile difficilmente controllabile. E il M5S in realtà non so più che cos’è, c’è un problema d’identità la dentro gigantesco che si è dimostrato molto bene in tutto questo dibattito surreale su Rousseau. Lo chiamo “surreale” perché improvvisamente i deputati grillini hanno scoperto che Rousseau è un problema. È una cosa incredibile!

E quindi i nodi da sciogliere ci sono ancora tanti. Il governo si farà però certo il timore che esca fuori un esecutivo molto debole è un timore reale.

— E Di Maio, a Suo avviso, sarà capace di mantenere la sua poltrona di vicepremier?

— Non credo. Di Maio è debolissimo in questo momento. Secondo me, Giuseppe Conte andrà verso una soluzione di non avere nessun vicepremier. Adesso la palla è nelle mani del premier. È la verità è che Conte ha adesso molta libertà di movimento e quindi può fare ciò che vuole perché i partiti sono oramai completamente incastrati in questo gioco e non possono più sottrarsi.

© Foto : Foto di Paolo Giandotti - Ufficio per la Stampa e la Comunicazione della Presidenza della Repubblica

— Nel frattempo il leader dei dem Nicola Zingaretti sottolinea l'esigenza di “costruire un governo di svolta e discontinuità". Cosa vuol dire? Quale potrebbe essere il programma di questo nuovo esecutivo, soprattutto sull’economia, questione immigrazione e politica estera?

— E’ evidente che questo è un esecutivo che, per come lo vede Zingaretti, deve rompere del tutto con il governo precedente. Il problema che i due terzi della maggioranza sono gli stessi del governo precedente, cioè il Movimento 5 Stelle che cercherà invece di segnare un elemento di continuità. Li ci sono cartine al tornasole.

La più difficile di tutto è sicuramente il problema dell’immigrazione. Questo governo dovrebbe introdurre un elemento di discontinuità molto forte sulla politica migratoria perché la politica migratoria di Salvini è quella che lo ha portato al 34%, politica migratoria di Salvini alla grande maggioranza degli italiani andava bene.

Per il resto questo governo sarà ovviamente molto europeista. È un fatto evidente e non c’è bisogna di essere cosperativisti per prevederlo. E quindi qui io non vedo grandissimi problemi di convergenza.

Però vediamo che tipo di politico-economica faranno perché il problema è che sui certi temi la politico-economica del PD (per esempio, sull’infrastrutture) paradossalmente è molto vicina a quella della Lega. E quindi lì gli elementi di frizione con il M5S rischiamo di essere gli stessi.

— Sullo sfondo ci sono però sempre le elezioni anticipate. I sondaggi mostrano che la maggioranza degli italiani (72%) condivide la posizione del centrodestra. Secondo loro, la soluzione della crisi non possa che passare attraverso lo strumento più semplice e trasparente che una democrazia abbia a disposizione, cioè le elezioni. A Suo avviso, se fallisce l'intesa Pd-5Stelle, scatterà, come prevedono molti analisti, il piano B di Mattarella, un nuovo esecutivo di garanzia per andare al voto?

— Si, ovviamente sì. Anche a quel punto si potrà andare al voto con questo esecutivo. Bisogna vedere se e quando salta l’accordo. Però le forze che hanno messo insieme questo governo saranno anche le forze che lo terranno insieme. Se i sondaggi mostreranno il cambiamento importante dell’opinione pubblica, questo è un governo che è destinato a durare, non perché abbia non grande progetto, un grande programma (questo lo vedremo) ma perché è nato per tenere Salvini fuori dal potere. E quando c’è il rischio che le elezioni portino Salvini al potere, questo elemento di tenuta resterà. A meno che non cambi la legge elettorale sempre però con lo stesso obbiettivo di fermare Salvini.

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