09:10 21 Novembre 2019

Il fenomeno Giuseppe Conte

© AFP 2019 / Andreas Solaro
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Giuseppe Conte convocato al Colle dopo l’annuncio dell’accordo raggiunto dal Partito Democratico e il Movimento 5 stelle. L’“avvocato del popolo italiano” secondo un recente sondaggio dell’Istituto Gpf per l’elettorato 5 stelle dovrebbe fare da guida al Movimento. Come si spiega il fenomeno Giuseppe Conte?

Ci sarà il Conte bis. Dopo venti giorni di crisi di governo, arriva una svolta. Il partito democratico e il Movimento 5 stelle, fino a poco tempo fa terribili nemici, hanno raggiunto l’accordo. Il professore Giuseppe Conte è atteso alle 9.30 di giovedì 29 agosto dal Presidente della Repubblica Sergio Mattarella.

Il primo ministro uscente riscuote un gran successo fra l’elettorato dei 5 stelle che lo preferirebbe a Di Maio e a Di Battista nel ruolo di leader del Movimento, è quanto emerge dal sondaggio dell’Istituto Gpf. Ebbene, qual è il vero ruolo di Conte nell’attuale fase politica italiana? Che prospettive avrebbe l’Italia sotto un governo PD-5 stelle?

Sputnik Italia ha raggiunto per un approfondimento Roberto Baldassari, presidente di Gpf e Marco Tarchi, politologo, professore di scienza politica all’università di Firenze.

— Roberto Baldassari, secondo il vostro sondaggio l'elettorato 5 stelle reputa che Giuseppe Conte dovrebbe guidare il movimento. Perché secondo lei?

— Non è solo legato all'elettorato 5 stelle, ma è una questione generale, in questo momento in Italia c'è una generale sfiducia verso gli attuali politici, per cui quello meno “politico” tra Di Maio, Di Battista e Conte è sicuramente quest'ultimo.

In secondo luogo è quello che ha un profilo meno litigioso, in questo momento c'è una forte dialettica tra Di Battista e Di Maio. Conte per l'elettorato 5 Stelle è come un elemento super partes che potrebbe riunificare e guidare l'intero Movimento. Vi è la dicotomia Di Battista - Di Maio e poi la dicotomia Grillo - Casaleggio junior, è come se all'interno del movimento ci fossero almeno due grandi aree. Conte al momento sembra il connubio giusto per traghettare in questo momento i 5 Stelle.

Il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella  con il Presidente del Consiglio Giuseppe Conte (foto d'archivio)
© Foto : Ufficio per la Stampa e la Comunicazione della Presidenza della Repubblica/Paolo Giandotti

Bisogna tenere conto che il valore di Conte è molto alto, intorno al 67%. Gli altri due leader del movimento si mangiano il consenso dividendosi la loro parte di elettorato, come si suole dire tra i due litiganti il terzo gode.

— Secondo lei, in questo determinato momento storico, per la gente è più importante il leader rispetto al partito?

— In Italia siamo abituati che la piazza è stata affascinata dai leader forti ben prima di Mussolini. Recentemente abbiamo avuto Berlusconi o Renzi, gli italiani sono affascinati dalle leadership forti e non da quelle calme. Tenendo però presente che le leadership “alla Salvini” ciclicamente tornano in Italia. Salvini ha occupato uno spazio nel centrodestra che è rimasto orfano della forte leadership di Berlusconi.

Sicuramente oggi conta più il leader rispetto al partito per quello che riguarda proprio la Lega poiché era che era legata ad una parte del territorio, appunto "Lega nord", raccoglieva la maggior parte dei consensi in una parte specifica dell'Italia. L'operazione comunicativa di Salvini è stata proprio quella di togliere la parola nord. Per i Cinque Stelle il discorso è diverso: se prendiamo ad esempio le elezioni comunali, la Raggi e l'Appendino non erano conosciute prima, per cui la leadership nel Movimento 5 Stelle non era così importante. Ora invece il movimento si sta trasformando in partito e la leadership sta diventando predominante. Di Maio e Di Battista coprono due target diversi: il primo è più istituzionale mentre il secondo punta alla rottura, si sono sempre ben divisi i ruoli. In questo momento però questa dicotomia ha creato una divisione troppo forte e quindi in questo momento è necessaria una guida unica.


Abbiamo raggiunto per una riflessione sul nuovo volto del Movimento 5 Stelle Marco Tarchi, politologo, professore di scienza politica all’università di Firenze.

— L'elettorato dei 5 stelle vorrebbe come leader del Movimento Conte, non Di Battista o Di Maio. In queste ore sta prendendo forma il governo Pd-5 stelle con Conte premier. Professore Tarchi, come si spiega il fenomeno “Giuseppe Conte”: professore entrato in politica da poco e ora diventato addirittura per la seconda volta primo ministro?

— Lo spiego con una coincidenza, che spesso è un fattore fondamentale in politica: in entrambi i casi in cui al M5S si è prospettata la possibilità di far parte del governo, la distanza ideologica con il partner imponeva una figura mediatrice, un estraneo al professionismo politico, un soggetto che non apparisse un rivale credibile in termini di leadership futura. Conte faceva al caso in ambedue le situazioni. E che ora l'elettorato 5 stelle lo voglia come leader non cambia le carte in tavola: come Dini, Monti o altri "prestati alla politica", se un domani Conte volesse mettersi in proprio non avrebbe alcun significativo consenso popolare.

© Foto : foto di Francesco Ammendola - Ufficio per la Stampa e la Comunicazione della Presidenza della Repubblica

— Com'è mutato negli anni il Movimento 5 stelle? Possiamo dire che il Movimento anti establishment unendosi al Pd è diventato l'establishment?

— Il M5S non è riuscito, per ora, a superare la difficile prova dell'istituzionalizzazione. È passato dall'antipolitica al politicantismo in un batter d'occhio. E quel che più sorprende è che Beppe Grillo lo abbia assecondato, e addirittura stimolato, in questo percorso. Credo che entrambi, fra non molto tempo, pagheranno un conto salato per questo voltafaccia che li ha portati ad associarsi al loro storico bersaglio polemico.

— Quali prospettive vede per l'Italia sotto un governo Pd-5 stelle? 

— Instabilità, dopo un breve periodo di artificiale euforia, e forti difficoltà di appianare i timori e le insoddisfazioni della gente comune.

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