04:02 08 Dicembre 2019
Migranti nel Mar Mediterraneo

Navi ONG con unica destinazione: Italia

© AP Photo / Kenny Karpov/SOS Mediterranee
Italia
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Dopo la Sea Watch è stato il turno della Open Arms. Le ONG che operano nel Mediterraneo sembrano seguire lo stesso copione: nonostante la politica dei porti chiusi le navi con gli immigrati a bordo vedono l’Italia come unico punto di destinazione. Un film che si ripete. Si tratta di una provocazione?

Battono bandiera straniera e nonostante la disponibilità di altri Paesi le navi delle ONG si dirigono sempre e comunque in Italia. L’ultimo caso riguarda la nave Open Arms dell’omonima ONG spagnola: dopo 19 giorni di caos, in cui l’organizzazione non governativa ha rifiutato di dirigersi nei porti spagnoli, gli immigrati sbarcano a Lampedusa in seguito alla decisione del pm di Agrigento.

Tutt’oggi, come denuncia il sindaco di Lampedusa Martello, gli immigrati fatti sbarcare il 20 agosto sono fermi nell’hotspot, centro già sovraccarico.

Nonostante l’Italia teoricamente chiuda i porti, le navi delle ONG continuano ad ormeggiare nei pressi dei porti del Belpaese.

L’obiettivo delle ONG è realmente salvare gli immigrati portandoli per motivi di emergenza nei porti più vicini e sicuri o farli sbarcare a priori in Italia?

La risposta a questa domanda e ad altri "falsi miti" sull'immigrazione arriva da Anna Bono, africanista, ex ricercatore in Storia delle Istituzioni dell’Africa all’Università di Torino autrice del saggio “Migranti!? Migranti!? Migranti!?” (ed Segno, 2017).

-Gli immigrati della Open Arms sono sbarcati in Italia e dovrebbero essere suddivisi fra alcuni Paesi europei. Nonostante la ONG battesse bandiera spagnola la Spagna ha dato la disponibilità a ricevere solo 15 migranti. Anna Bono, che idea si è fatta di questa vicenda?

-Mi sembra si stia ripetendo lo stesso copione. La nave di un’organizzazione non governativa che batte bandiera di un certo Paese sostiene di salvare dal naufragio degli immigrati illegali. L’ONG poi sostiene che l’unico porto sicuro più vicino si trova in Italia, non in Tunisia, Libia o a Malta. In seguito vediamo una prova di forza fra le autorità italiane e i responsabili della nave in questione. Lo stesso copione per la Sea Watch e ora per la Open Arms.

La Spagna ha annunciato i giorni scorsi di essere disposta a ricevere la nave e improvvisamente un magistrato ha dato l’ordine di fare sbarcare gli immigrati in Italia, dove d’altra parte queste persone volevano arrivare e dove avevano pagato per arrivare. L’altra costante di questi episodi è che si tratta di immigrati illegali, i quali pagano l’ultima tratta del proprio viaggio con una destinazione precisa, in questo caso l’Italia.

-La Spagna, come diceva lei, ha dato la disponibilità dei suoi porti. I portavoce dell’ONG parlavano di una situazione d’emergenza a bordo, però non si sono diretti in Spagna insistendo di sbarcare in Italia dove i porti sono chiusi. Si tratta di una provocazione e di una sfida da parte delle ONG nei confronti dell’Italia?

Anna Bono
Anna Bono
-Direi proprio di sì, hanno imbarcato delle persone che sono partite dai loro paesi per raggiungere l'Italia pagando, e direi proprio che ci sia una prova di forza, o come dice giustamente lei una provocazione.

È un comportamento che inoltre non tiene conto degli interessi dei migranti, poiché tenere su una nave per 19 giorni delle persone che avrebbero potuto essere sbarcate parecchi giorni prima è una provocazione, la quale si sostituisce all'obiettivo primario che dovrebbe essere l'intervento umanitario per salvare delle vite nel modo più rapido e sicuro possibile.

Vorrei ricordare che nel caso della "Sea Watch" alla nave era stato detto di sbarcare i migranti a Tripoli ed hanno rifiutato, poi hanno rifiutato anche Malta con un pretesto per poi rifiutare anche la Tunisia con un pretesto vistosamente falso adducendo che la Tunisia non fosse un porto sicuro mentre invece lo è secondo i parametri dell'Alto Commissariato delle Nazioni Unite e dell'Organizzazione internazionale per le migrazioni.

-Secondo lei esiste un legame tra le ONG e gli scafisti?

-Questo non sono io a dirlo ma è stato detto da molti osservatori; mi sembra che a riguardo ci siano video, testimonianze e delle dichiarazioni in questo senso. Il modo in cui poi vengano trasferiti i migranti sembra accreditare quest’ipotesi.

Una delle prove di questo sarebbe il fatto che i contrabbandieri di uomini hanno iniziato già da tempo ad utilizzare dei gommoni che non sono pensati per raggiungere le coste europee proprio sapendo del trasferimento dei migranti su altre navi delle organizzazioni non governative.

-Gli sbarchi continuano nonostante la politica dei porti chiusi. L’Italia come dovrebbe risolvere il problema dell'immigrazione che si riproporrà anche in futuro?

-C’è stato un crollo degli arrivi inimmaginabile anche soltanto due anni fa, siamo a poche migliaia di arrivi rispetto ai 200 mila nel 2015, 2016 e 2017. Vorrei ribadire che si tratta di immigrazione illegale, persone che scelgono di lasciare il proprio Paese clandestinamente per raggiungere l’Europa.

I modi per rallentare e per far finire questo tragico flusso sono diversi. Va reso noto che non è facile raggiungere l’obiettivo, nei giorni scorsi la Guardia Marina turca, quella tunisina e quella libica hanno fermato centinaia di persone riportandole indietro.

Bisogna far sì che le persone si rendano conto come la scelta di emigrare clandestinamente avendo come destinazione un continente non in grado di ricevere centinaia di migliaia di giovani sia una pessima scelta.

L’ideale sarebbe che il blocco delle partenze iniziasse molto prima, perché l’ultima tappa del Mediterraneo è preceduta da diverse fasi, spesso pericolosissime. Vi è una scia di morti sulle tratte percorse dai migranti, secondo alcuni osservatori sono più i migranti che muoiono nel viaggio di terra rispetto alle vittime nel Mediterraneo. C’è il rischio di morire durante il viaggio, inoltre chi raggiunge l’Europa dopo un primo momento di assistenza si trova in un continente che non può offrire un futuro a tutti questi giovani, l’Italia in particolare.

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