14:03 17 Novembre 2019
Le conseguenze del terremoto ad Amatrice

Amatrice, sindaco Fontanella a Sputnik: senza deroghe non basteranno 20 anni per ricostruire

© Sputnik . Nataliya Shmakova
Italia
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Alle 3.36 del 24 agosto 2016 la terra ha tremato ad Amatrice e nei centri abitati in prossimità dell’epicentro. Il terremoto ha causato più di 300 vittime e ha raso al suolo interi borghi. Le sfilate e le dichiarazioni dei politici non bastano, a tre anni dalla tragedia la ricostruzione tarda a decollare. Merito della burocrazia. 

Il sisma del 24 agosto di tre anni fa ha distrutto quasi completamente quattro centri abitati in prossimità dell’epicentro: Amatrice, Accumoli, Arquato del Tronto e Pescata del Tronto. Oggi Amatrice e i comuni colpiti dal terremoto commemorano le vittime e i luoghi di una vita passata. A tre anni da quella notte tragica la ricostruzione stenta a partire, la burocrazia frena i cantieri. 

Qual è il futuro di questi borghi cancellati dal sisma? “Bisogna cambiare il quadro normativo, si è pensato di poter affrontare una situazione così straordinaria con la legislazione ordinaria e questo rende impossibile o comunque possibile solo in tempi lunghissimi la ricostruzione”, sono le parole del sindaco di Amatrice Antonio Fontanella, raggiunto per un’intervista esclusiva da Sputnik Italia. 

A tre anni dalla tragedia, Sindaco Fontanella, a che punto si trova la ricostruzione di Amatrice?

— Oggi è la giornata della commemorazione delle persone che hanno perduto la vita in quella notte drammatica ed è anche un’occasione per tornare ad Amatrice così com'era. È un'occasione per ricordare anche i luoghi dove abbiamo passato le nostre vite, dove abbiamo trascorso i nostri momenti belli e brutti. 

Alcune situazioni sono state avviate, soprattutto cantieri nella parte periferica del centro storico, sono però una speranza perché molte famiglie che si trovano in situazioni abitative di emergenza potranno avere un appartamento. Si tratta però di un'esigua minoranza, noi abbiamo circa 4500 edifici da ricostruire, possiamo quindi capire come l'impegno sia straordinario, ma purtroppo siamo in notevole ritardo. Bisogna cambiare il quadro normativo, si è pensato di poter affrontare una situazione così straordinaria con la legislazione ordinaria e questo rende impossibile o comunque possibile solo in tempi lunghissimi la ricostruzione. 

Quali misure andrebbero adottate per favorire la ricostruzione?

— Bisogna prendere atto che c'è la distruzione dell'intero comprensorio e che per favorire la ricostruzione bisogna modificare una serie di norme o quantomeno andare in deroga, soprattutto per quanto riguarda i vincoli che gravano sul territorio. Servirebbe un ragionamento concertato con la regione e la sovrintendenza per adeguare questa normativa e far in modo che la ricostruzione possa essere effettiva e rapida.

Altre questioni su cui bisogna intervenire è quello dell'istruttoria fatta dai comuni nei confronti della conformità urbanistica degli edifici e alla conformità della preesistenza degli edifici. È un'impostazione che tende a verificare la storia della legittimità di questi edifici che non credo sia l'obiettivo che ci dobbiamo proporre, noi avevamo degli edifici che sono stati distrutti dal terremoto e dobbiamo fare in modo di ricostruirli.

Quello che bisognerebbe quindi chiedere nell'istruttoria è solo di accertare che i progetti di ricostruzione siano conformi agli edifici che esistevano, senza stare a scambiare una situazione così drammatica per l'occasione in cui andare a verificare la legittimità di edifici che sono crollati.

Quindi diciamo che la difficoltà maggiore della ricostruzione è la burocrazia?

— Di fatto sono le norme con cui si procede all'istruttoria dei progetti, che rendono in molti casi difficile l'approvazione dei progetti o che quanto meno ne ritardano l'approvazione perché sono tutti passaggi che richiedono tempo. Pensi che oggi per aprire un cantiere bisogna presentare la proposta di aggregato, il consiglio comunale la deve approvare, poi bisogna presentare il progetto all'ufficio della ricostruzione che ovviamente deve chiedere il parere di conformità urbanistica di cui le parlavo prima e della preesistenza al comune, bisogna chiedere il nulla osta per il vincolo idro-geologico alla provincia ed il nulla osta del vincolo ambientale alla regione e... insomma lei capisce che una volta passata questa trafila sono passati 6 mesi. 

Il centro storico di Amatrice è tuttora distrutto e la ricostruzione non è ripartita?

— Sì, i cantieri sono stati avviati nella parte periferica, nella parte più nuova di Amatrice e non nel centro storico. Ci sono molti palazzi nella zona periferica con numerosi appartamenti e quindi, come le dicevo prima, questo è un fatto positivo poiché ci darà la possibilità di far rientrare molte famiglie. Contemporaneamente si libereranno delle abitazioni provvisorie che potranno essere rimesse a disposizione di quei concittadini che sono ancora nelle cittadine vicine e che abbiano interesse a tornare.

Riprese aeree di Amatrice, 3 anni fa:

Ma chi è rimasto senza casa dove vive adesso?

— Coloro che avevano la casa inagibile sono ospitati o nelle soluzioni abitative provvisorie, le cosiddette casette, o sono nelle città vicine ed in quest’ultimo caso in soluzioni abitative scelte autonomamente ricevendo un contributo dalla Stato che da un sostegno al reddito delle famiglie, le quali devono sopportare questa spesa imprevista nella loro vita. Queste famiglie ovviamente sono lì in maniera temporanea in attesa che vengano ricostruite le loro abitazioni, quindi se si liberanno delle casette, probabilmente molte di queste famiglie potranno essere reinserite a primavera prossima recuperando così altre famiglie nel nostro territorio. 

Oltre alla fondamentale ricostruzione delle case e degli edifici, cosa è necessario affinché il territorio possa ripartire e che torni la vita di un tempo?

— Per tornare alla vita di prima ed ai livelli economici precedenti delle nostre attività c'è bisogno sicuramente di ricostruire, perché Amatrice aveva delle attività forse sovradimensionate rispetto ala popolazione residente, ma comunque compatibili, perché dimensionate con una popolazione fluttuante. Parlo delle seconde case, delle famiglie che erano andate via negli anni, ma che tornavano sistematicamente nelle loro abitazioni di origine e quindi nel fine settimana, nelle festività e soprattutto nel periodo estivo quando da meno di 3000 abitanti passavamo a 30.000–40.000 abitanti. Questa grande presenza non residente, ma comunque a carattere continuativo che arrivava nel nostro territorio era la linfa vitale delle attività economiche. 

Essendo venuto meno questo patrimonio edilizio e la possibilità per quelle famiglie di tornare, chiaramente tutte le attività commerciali ed artigianali sono in difficoltà, le uniche che riescono a mantenere un buon livello di reddito sono quelle della ristorazione poiché c'è questo flusso solidale del finesettimana che si rivolge a quelle strutture e quindi per quel settore il risvolto è meno devastante. Per le altre attività c'è necessità di ricostruire ed in via provvisoria c'è necessità di dare delle soluzioni a quelle famiglie per tornare. Stiamo lavorando ad un progetto per realizzare delle aree di sosta camper dove poter applicare delle soluzioni abitative su ruote facilmente rimovibili per fare in modo che quelle famiglie possano tornare e non spezzare questo legame con il territorio di Amatrice. 

Nessuno può prevedere il futuro, ma secondo lei di quanti anni c'è bisogno per ricostruire la cittadina?

— Se finalmente riuscissimo ad avere un'interazione con i livelli istituzionali che contano ed in particolare il governo, potremmo pensare di ricostruire il comprensorio in otto - dieci anni. Però è necessario che si proceda in deroga alle norme ordinarie, altrimenti non ci basteranno vent'anni. 

Quindi cosa chiedete al governo? 

— È importante per noi la disponibilità da parte del governo di capire che bisogna entrare nelle problematiche, bisogna mettersi intorno ad un tavolo, confrontarsi, recepire le criticità ed i problemi che i comuni mettono in evidenza e rilevano. Restare su un piano generico di dichiarazioni superficiali senza entrare nel merito alle questioni significa non risolvere mai i problemi e quindi avremo sempre qualcuno che protesterà perché non si ricostruisce e qualcuno che penserà che abbiamo fatto tutto mettendoci anche i soldi. Se non si entra dentro ai problemi si genera incomprensione e le istituzioni e chi ha responsabilità politiche importanti non si limiti ad avere una visione troppo limitata e generica delle questioni ma cerchi di capirle e di avere un confronto puntuale su ogni questione e problema trovando insieme le soluzioni.

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