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08:35 16 Settembre 2019
Matteo Salvini e Giuseppe Conte

Grillo chiude con la Lega, Salvini pronto a ritirare i ministri

© AP Photo / Alessandra Tarantino
Italia
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Dopo il "vertice di Bibbona", i 5Stelle chiudono con Salvini. Il viceministro del Carroccio risponde dicendosi pronto a ritirare i ministri, mentre il PD si avvia verso una soluzione "Ursula".

La soluzione alla crisi (ancora non ufficialmente aperta) di governo sembra necessariamente convergere verso la coalizione Ursula, possibilità che ieri Prodi ha messo sul tavolo e che ha sciolto quasi ogni riserva negli ambienti dem. Resta poco convinto il segretario del PD, Nicola Zingaretti, e assolutamente contrario Calenda, pronto ad andare per conto suo, piuttosto che diventare un Ursula boy assieme ai pentastellati. 

Dopo l'exploit di ieri, i 5Stelle con il "vertice di Bibbona" hanno sancito ufficialmente la chiusura con Salvini. A intervenire è stato direttamente Grillo, che ha convocato nella sua villa marina l'intero stato maggiore del movimento per un pranzo: Casaleggio, Di Maio, Di Battista, Fico, la vicepresidente del Senato Paola Taverna, i capigruppo M5S in Parlamento, D'Uva e Patuanelli. 

Il responso è stato chiaro: «Tutti i presenti si sono ritrovati compatti nel definire Salvini un interlocutore non più credibile. Prima la sua mossa di staccare la spina al Governo del cambiamento l’8 agosto tra un mojito e un tuffo. Poi questa vergognosa retromarcia in cui tenta di dettare condizioni senza alcuna credibilità, fanno di lui un interlocutore inaffidabile, dispiace per il gruppo parlamentare della Lega con cui è stato fatto un buon lavoro in questi 14 mesi. Il Movimento sarà in Aula aula al Senato al fianco di Giuseppe Conte il 20 agosto», comunica il movimento con una nota.

La coalizione Ursula e l'ipotesi Draghi 

La strada per il rientro della crisi è tutta in salita. Dagli ambienti renziani spunta un nome: Draghi. Un nome che non provoca nessuna sorpresa. Se la convergenza dei pentastellati sulla coalizione europeista in nome di Ursula Von der Leyen è tutta da negoziare, i renziani partono con il piede sbagliato, perché difficilmente il movimento potrà assentire al presidente uscente della BCE, massima espressione dell'establishment. 

Del resto il 'no' del M5S a Salvini non si converte automaticamente in un 'sì' al PD. Alle buone intenzioni dei dem non corrisponde nessuna posizione ufficiale del movimento. Di Maio ha lasciato intendere un'apertura, ma sino a domani il movimento giocherà a carte coperte.

Sul silenzio del movimento si inserisce Zingaretti, paventando una negoziazione sottobanco con la Lega. «Di Maio, segretamente, sta cercando di ricucire con Salvini. Altro che mai più con la Lega!», avvisa il segretario del PD, forse sperando di allontanare la possibilità di una coalizione forzata. Del resto Di Maio sembra confermare l'apertura a una Lega senza Salvini: «Salvini ha tradito e con lui non ci si può più parlare, ma nella Lega ci potrebbero essere interlocutori credibili».

L'unica cosa certa che si può dire del M5S è che difenderà con i denti e le unghie il presidente del Consiglio Conte. «Noi siamo per Conte o niente. Certo, se poi fosse Giuseppe a dire di voler fare un'altra cosa, ad esempio il commissario europeo, dovremmo accettare la sua scelta». Nel caso in cui Conte dovesse preferire andare in Europa a fare il commissario si aprirebbe il toto-premier. Già in lizza molti nomi, da Fico a Zingaretti, da Franceschini a Cantone o Draghi. 

La reazione di Salvini

A meno di sorprese, che sicuramente ci saranno, Salvini sembra già posizionarsi all'opposizione. Ieri dal palco della festa della Lega a Massa Marittima, si è detto pronto a ritirare i ministri e a fare opposizione di piazza. 

«Mi tengo stretta la mia Lega, piccola, arcigna e libera. La Lega non è in vendita. Le poltrone ci servono finché riusciamo a fare le cose. Altrimenti in 15 secondi i ministri della Lega si alzano e se ne vanno. O si governa o si vota» e poi ha aggiunto, «Noi siamo disposti a lasciare le poltrone per combattere per l’Italia che ci sarà fra vent’anni»

Poi ha attaccato l'eventuale inciucio dei 5Stelle con il PD, accusando i quasi ex alleati di governo di essere senza dignità. «Siamo evidentemente maggioranza nel Paese e rischiamo di essere minoranza in Parlamento. Ma non farei mai a cambio. Vi lascio le vostre poltrone, ma se avete dignità ci vediamo alle urne a ottobre. Evidentemente hanno paura di noi»

Ma la partita è tutt'altro che chiusa. «L’unica soddisfazione che non lascio ai compagni è lasciare il ministero dell’Interno - ha detto Salvini  - perché fino all’ultimo difenderò l’Italia e i suoi confini con le unghie e con i denti. Se qualcuno vuole fare un governo con Renzi, Prodi e la Boschi deve passare sul mio corpo». Probabilmente il PD sta facendo i conti senza l'oste.

Tags:
PD, M5S, Lega, Italia
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