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15:08 24 Agosto 2019
Manifestazione dei venetisti a Venezia

La Regione Veneto e l’autonomia che stenta ad arrivare

© Foto : Edoardo Rubini
Italia
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Eliseo Bertolasi
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Sono anni che il Veneto aspira, rincorre l’autonomia. Per il Veneto non è solo una questione politica ma soprattutto storico-identitaria.

L’ottimo risultato del voto referendario per l’autonomia del 2017 aveva riacceso le speranze dei veneti, in seguito rinvigorite dalla nascita del governo “Lega-5Stelle” nel giugno dell’anno scorso. Tuttavia, con la crisi di governo in atto, della quale non si conosce ancora l’esito, la possibilità che si arrivi in breve a una decisione sull’autonomia appare al momento attenuata.

Il Presidente della Regione Veneto Luca Zaia che ha investito molte energie sull’istanza dell’autonomia ha lanciato un appello che positivamente tiene vive le aspettative: “Nuovo esecutivo entro novembre per chiudere con l’autonomia”.

Edoardo Rubini
© Foto : Edoardo Rubini
Edoardo Rubini

Per capire su cosa si basino queste aspettative e le posizioni che infiammano il cuore della “base” venetista, abbiamo raggiunto il dottor Edoardo Rubini, presidente di “Europa Veneta”, autore di numerose pubblicazioni relative alla storia del Diritto Veneto, dei Veneti antichi e della Repubblica Serenissima, anche membro dell’Associazione “Veneto-Russia” e del “Comitato Veneto Indipendente”.

– I Veneti si considerano da sempre una Nazione a parte. Con i suoi 14 secoli di storia, la Veneta Serenissima Repubblica è riguardata dai migliori storici come la Repubblica parlamentare più longeva mai esistita. La sua soppressione non fu decisa in nessun atto ufficiale, essendo conseguita alla terribile occupazione dell’armata napoleonica negli anni 1796-1797: persino il trattato di Campoformido vide assegnare all’Austria le Venezie come uno Stato sovrano, che il Congresso di Vienna del 1815 trasformò allora in “Regno Lombardo-Veneto”. I Veneti negli anni 1848-49 formarono di nuovo la Repubblica Veneta indipendente, sotto la guida di Daniele Manin, che guardava con malcelata ostilità non solo a Vienna, ma anche al Regno di Piemonte; dopo un plebiscito che non garantiva alcuna libertà di voto, fu emanato il Decreto Regio n. 3300, del 4 novembre 1866, che sanciva l’annessione delle Venezie al Regno d’Italia.

– L’Italia non ha riconosciuto la storia passata del Veneto?

– Ancora oggi la scuola italiana finge che non sia mai esistito un Popolo veneto e ne nega la storia in modo sistematico e capillare. Tuttavia, con la caduta del fascismo e la Costituzione del 1948, i Veneti hanno avuto una sorta di risarcimento della perduta libertà con la creazione della Regione Veneto. Noi oggi vogliamo che le scuole venete insegnino agli studenti la nostra storia ultramillenaria.

Lo Statuto Veneto del 1971 ha disegnato la Regione come un’eredità delle forme storiche di autogoverno dei Veneti: insomma, i Veneti rivendicano la vocazione di governarsi da sé, Italia o non Italia. Già negli anni ‘80, il leader Bernini (D.C.) e Carraro (P.S.I.) cominciarono a formulare proposte di autonomia speciale, dato che il Veneto subiva un enorme svantaggio dall’essere circondato da ben due Regioni a Statuto Speciale: Friuli-Venezia Giulia e Trentino-Alto Adige. Il governo di Centro-sinistra nel 2001 ha modificato l’articolo 116 della Costituzione, introducendo il principio della “autonomia differenziata”: si volevano così contenere le spinte autonomiste innescate dalla Lega di Bossi.

Molte tasse e pochi investimenti pubblici

– Perché i Veneti non accettano la situazione attuale?

– Parlano i fatti. La Sicilia, per esempio, in quanto regione autonoma ha un numero di dipendenti pubblici (82 mila) superiore alla somma di quelli di Piemonte (37 mila) e Veneto (43 mila), pur avendo una popolazione (5,057 milioni) equivalente a quella del solo Veneto (4,908 milioni).

Manifestazione dei venetisti a Venezia
© Foto : Edoardo Rubini
Manifestazione dei venetisti a Venezia

Passiamo allo specifico. Il Veneto ha circa 600 lavoratori forestali, mentre la Sicilia ne ha circa 28.000. Il Veneto ha 465.000 ettari di superficie forestale, la Sicilia ha inventariato, di recente, una quantità di boschi appena un po’ superiore.

Un altro esempio: si pensi al fiume di denari che la Provincia di Bolzano riversa a sostegno delle strutture turistiche locali per ristrutturazioni, infrastrutture, promozione, ecc. e dell’impresa edile. Queste incrementano grandi guadagni, mentre quelle del bellunese non ricevono altrettanti aiuti dalla Regione Veneto, priva di risorse equivalenti. Vittime dall’esoso fisco italiano spesso queste strutture, queste imprese devono chiudere i battenti e così il nostro territorio s’impoverisce.

Non dimentichiamo che il residuo fiscale del Veneto, cioè la quantità di imposte pagate dai cittadini veneti che viene spesa fuori regione, ammonta oggi a 15,4 miliardi di euro.

– Che succederà al Veneto senza l’ambita autonomia?

– Guardi, di mestiere sono funzionario amministrativo e lavoro in Regione. Noto che negli ultimi decenni il disegno coltivato a Roma è stato quello di togliere poteri e competenze alle autonomie locali per conferirli agli organismi transnazionali. Soprattutto i tagli di spesa selvaggi a danno delle Regioni conducono al loro affossamento: questo è il destino che ci preparano.

– Lei è per l’autonomia o per l’indipendenza del Veneto? I Veneti cosa desiderano?

– Sono laureato in giurisprudenza, quindi mi ben è chiara la differenza tra autonomia e indipendenza. Non di meno, ciò che conta per i Veneti è la sostanza. Non importa se per arrivare alla libertà si debba puntare all’indipendenza totale, oppure ad una vera autonomia: importa invece che le leve del potere pubblico siano nelle mani dei Veneti, perché si possa governare il territorio. “Padroni in casa nostra” è stato lo slogan vincente lanciato dal Presidente del Veneto Luca Zaia nella campagna referendaria del 2017, quando una quantità mai vista di elettori (quasi due milioni e mezzo), si è riversata alle urne in una consultazione di un solo giorno per dire un “sì all’autonomia” per un 98,1%. http://www.veneziatoday.it/politica/risultati-referendum-autonomia-veneto-2017.html

La valenza del referendum del 2017

– Perché, secondo lei, nonostante l’ottimo risultato del referendum sull’autonomia regionale del 2017, in pratica tutto è rimasto in stallo? Quali gli errori?

– La gestione di questa battaglia è in mano alla Lega Nord. Le dichiarazioni rilasciate dai politici in questi mesi hanno nascosto una semplice verità: qualcuno l’autonomia regionale la vuole e qualcun altro, invece, la teme. Ci sono oligarchie organizzate in un blocco compatto per difendere privilegi consolidati (burocrazia romana, organizzazioni sindacali e confindustriali, associazioni di magistrati, banche, multinazionali, giornali italiani, clientele meridionali, ecc.).

Manifestazione dei venetisti a Venezia
© Foto : Edoardo Rubini
Manifestazione dei venetisti a Venezia

È ovvio che una riforma del genere può passare solo se il territorio si mobilita. Dato che Roma ha sempre pensato a togliere e mai a concedere, l’unico messaggio che avrebbe permesso al Presidente Zaia di portare a casa la riforma doveva essere: “Caro Governo, se non approvi i contenuti della pre-intesa Stato-Regione, il Veneto scende in piazza portando ovunque la discussione sul suo futuro”. La gente è impaziente, non aspetta altro che muoversi, invece si è bloccato tutto. Ogni nazione ha il suo “capo” e Zaia pare poco entusiasta di rivestire questo ruolo, per ora preferisce muoversi solo a livello istituzionale, attraverso contatti tra pochi addetti ai lavori, tagliando fuori il popolo. Così facendo, ha perduto la sfida e sarà così anche domani. Io studio storia e posso dire che qualsiasi rivolgimento politico in nome del popolo passa solo se il popolo sta sulla scena come attore protagonista.

– Con l’attuale situazione politica in piena crisi di governo, la prospettiva che si possa arrivare ad una reale autonomia della regione pare sfumare. Cosa ne pensa?

– È un’enorme delusione, la situazione appare compromessa con l’attuale maggioranza. C’è chi consiglia di pazientare, ma la filosofia non aiuta. Chi confidasse in un futuro esecutivo a guida Salvini-Meloni, dovrebbe ricordare che la leader di “Fratelli d’Italia” si era pronunciata per il boicottaggio del referendum dell’autonomia del 22 ottobre 2017. Per approvare il pacchetto delle 23 materie richieste dal Veneto, la politica dovrebbe sfoderare una determinazione che finora non s’è vista.

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