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08:35 20 Ottobre 2019

Open Arms, evacuati 5 migranti ma ancora non arriva l'autorizzazione allo sbarco

© AP Photo / Olmo Calvo
Italia
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Sono 5 i migranti evacuati per ragioni sanitarie, ma ancora non arriva l'autorizzazione allo sbarco per la Open Arms, che da ieri è nella rada di Lampedusa.

Quindicesima notte in mare per i migranti a bordo della nave della ong spagnola Open Arms, che ieri è entrata nella rada di Lampedusa, a Cala Francese, a ridosso del porto. Dopo che il Tar del Lazio ha sospeso il divieto di ingresso e transito firmato dal ministro dell'Interno Matteo Salvini, non arriva ancora l'autorizzazione allo sbarco. 

A bordo è emergenza sanitaria, hanno dichiarato i medici della Cisom dopo un'ispezione. Condizioni igieniche precarie, dovute al sovraffollamento, solo due servizi igienici, mancanza di medicine, scorte di antibiotici esaurite e migranti che presentano infezioni da ferite malcurate. Evacuati, assieme ai familiari, 5 migranti per ragioni mediche, legate alle loro condizioni psicologiche.

Nei giorni scorsi erano già state evacuate per ragioni mediche 3 persone e un neonato con la mamma. Parte delle persone erano state accolte a Malta. Il forte caldo e le cattive condizioni del mare, hanno provocato tensioni a bordo e momenti di conflittualità fra i migranti, spinti anche a gesti di autolesionismo. 

Intanto la Spagna ha confermato la disponibilità ad accogliere parte dei migranti che viaggiano sulla Open Arms. Altri 5 paesi, Portogallo, Lussemburgo, Francia, Germania e Romania, si sono accodati offrendo accoglienza ai profughi. 

Il caso Open Arms

La notte tra l'1 e il 2 agosto la nave Open Arms, della ong spagnola Proactiva, aveva soccorso 55 persone. Nei giorni successivi aveva effettuato altre operazioni di riscatto dalle acque, arrivando a trasportare più di 150 naufraghi. Tra i passeggeri due donne incinta, due neonati e altri 32 minori, alcuni dei quali con segni di torture. 

Migranti a bordo della nave Aquarius delle ONG SOS Mediteranee e Medici senza frontiere
© REUTERS / Kenny Karpov/ SOS Mediteranee
L'Italia aveva immediatamente negato lo sbarco e il ministro dell'Interno Salvini aveva firmato il divieto di ingresso e transizione in acque territoriali, a cui avevano apposto la firma anche il ministro della Difesa Trenta e il ministro delle Infrastrutture Toninelli. Di fronte al divieto la ong aveva detto che non sarebbe entrata in porto, anche se aveva indicato in Lampedusa il POS più vicino, e aveva chiesto alle autorità competenti l'autorizzazione a sbarcare nel porto più vicino.

Anche altri paesi mediterranei, come Malta e Spagna, avevano negato il porto. In Spagna l'imbarcazione, che era stata sotto sequestro per sei mesi, rischia una multa che va dai 300 mila ai 900 mila euro. In Italia, in base al decreto sicurezza bis firmato di recente, l'ong rischia una multa, il sequestro dell'imbarcazione e l'arresto dell'equipaggio. 

Braccio di ferro con il M5S

Tuttavia nella giornata del 14 agosto il TAR del Lazio ha sospeso il divieto di transito e ingresso. Salvini ha reagito firmando un nuovo divieto di sbarco, ma questa volta i ministri pentastellati hanno rifiutato di apporre la firma. 

"Non firmo in nome dell'umanità" ha dichiarato la Trenta, mentre per Toninelli "emettere un nuovo decreto identico per farselo bocciare di nuovo dal Tar dopo 5 minuti esporrebbe la parte seria del governo, che non è quella che ha tradito il contratto, al ridicolo".

Anche il primo ministro Conte aveva chiesto al leader della Lega di concedere il porto, sottolineando che le politiche migratorie non possono ridursi alla negazione dello sbarco. Per Salvini "qualcosa è cambiato" e lascia intendere che sugli sbarchi il M5S sta facendo le prove generali di governo con il PD. 

Tags:
Lampedusa, Mar mediterraneo, Italia
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