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11:07 21 Agosto 2019
Le pont de Morandi à Gênes

Ponte Morandi: un anno tra teorie del complotto e complotti veri

© Sputnik . Carlo Alberto Alessi
Italia
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Alessio Trovato
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Il giorno stesso del tragico evento, già iniziavano a circolare online teorie del complotto tra le più fantasiose. Ma tra le tante bizzarrie ci sono anche complotti veri, niente affatto difficili da dimostrare e che in questo triste anniversario varrà la pena ricordare.

Ore 11:36 del 14 agosto 2018, una sezione del ponte al di sopra della zona fluviale e industriale di Sampierdarena crollava improvvisamente insieme ad un pilone di sostegno provocando 43 vittime tra i viaggiatori in transito e gli operai dell’azienda municipalizzata per la raccolta rifiuti che lavoravano sotto. Questa l’unica cosa che si era capita da subito. Cedimento strutturale: cosa di più deprecabile? Un ponte che cade da solo in un Paese che i ponti aveva iniziato a costruirli prima di Cristo e molti di quelli sono ancora in piedi. Tutto materiale utile per polemiche a non finire sul dove ci stia portando il neoliberismo, sulla necessità di avere uno Stato vero e non delle società private che facciano finta di sostituirlo e polemiche su quale senso abbia questo nostro pazzo mondo del capitalismo che per risparmiare quattro soldi di manutenzione alla fine poi ce ne fa spendere dieci volte tanto tra demolizioni, ricostruzioni e indennizzi, senza contare i costi umani che non si possono calcolare.

No, dal primo minuto sono dovute iniziare a circolare le teorie complottistiche più sfrenate che, esse stesse, potrebbero essere a loro volta interpretate come un complotto volendo. Perché sì, meglio dare la colpa a qualche fantomatico attentatore e prendersela magari con i servizi segreti, piuttosto che costringere ad una autocritica seria di quello che sta diventando il nostro Paese. Ripercorriamone quindi alcune (tutte sarebbe impossibile) di queste teorie del complotto.

Teorie del complotto

Prima ancora di vedere le ultime immagini delle telecamere di sicurezza, c’era stato chi aveva messo in relazione la scomparsa di 300 kg di esplosivo a Grado il 4 agosto con quella che, secondo gli stessi, sarebbe stato un attentato al ponte. L’esplosivo in realtà era stato ritrovato il 10 agosto, cioè prima dell’evento, ma tant’è. Anche l’incidente sulla A14 a Bologna in cui l’esplosione di un camion cisterna aveva provocato il cedimento di una porzione di viadotto era stato messo in relazione – “la regia è una sola”, c’è chi aveva detto.

Poi c’è stato chi ha sostenuto che dalle riprese video si vedessero chiaramente delle esplosioni. Quella mattina c’era un temporale fortissimo con tanto di tuoni e fulmini e dalle riprese non si vede e non si capisce proprio nulla ma chi vuol vedere delle cariche esplosive al posto dei fulmini vede le cariche esplosive, c’è poco da fare.

Tuttavia, dopo teorie addirittura sulla risonanza, esperimenti alla Tesla o quella delle microcariche per la ‘demolizione controllata’, ecco che è arrivato anche l’esperto con tanto di curriculum a voler avvalorare la tesi dell’attentato e dare il colpo di grazia a chi avrebbe invece preferito parlare piuttosto di colpevole incuria e responsabilità politica. Il Professor Enzo Siviero, ingegnere padovano ex docente di Tecnica della Costruzione alla Iuav di Venezia.

Lo studioso, effettivamente un’autorità in fatto di ponti, aveva ipotizzato che all’origine del crollo vi fosse stato il posizionamento proprio di microcariche esplosive. Si era così espresso:

“In base alla meccanica del cedimento. L’elemento è sceso su se stesso con una piccola rotazione: il fatto che la parte del pilone sottostante sia crollata, mi fa pensare che qualcuno l’abbia manomessa”.

Benzina sul fuoco a non finire dopo quell’intervento. Oggi poi il Professor Siviero torna alla carica con una lunga intervista di Margherita Furlan intitolata: “Ponte Morandi: a un anno dalla tragedia le cause del crollo restano sconosciute”. In questa intervista, disponibile anche su YouTube in formato video, Siviero torna sul tema e, pur non parlando più apertamente di attentato dopo tutte le polemiche scatenate, lascia intendere che, ad un anno di distanza, le cause del crollo sono ancora sconosciute.

La Teoria del ‘Complotto del Complotto’

Ed è qui che entra in gioco la teoria più incredibile di tutte: la teoria del complotto, complottato per mascherare le responsabilità vere, quelle che senza escamotage vari sarebbero alla luce del sole. Il primo, e al momento forse l’unico, a farne accenno fu il giornalista Francesco Bonazzi su 'La Verità', ripubblicato da ‘Dagospia’, che già il 31 agosto dell’anno scorso pubblicava un articolo sui rapporti della SPEA Engineering, società controllata da Autostrade per l’Italia, durante l’inchiesta sul crollo del ponte. Ad un certo punto si legge:

“La Spea si è tirata fuori dal pasticcio del professor Enzo Siviero, il super esperto che è andato in giro a parlare di possibile attentato, una tesi ovviamente tutta da dimostrare, ma che risolverebbe in un colpo solo tutti i rischi legali di Autostrade. Dopo le polemiche per la sua uscita, Siviero ha ribadito di essere stato ingaggiato come consulente proprio da Spea, ma la società lo ha scaricato affermando che l'incarico non era mai stato formalizzato”.

Chiaro lo schema? La SPEA, cha ha tutto l’interesse a difendere Autostrade per l’Italia e dimostrare che il problema non era tanto l’incuria, si avvale delle consulenze di un professore, il quale, guarda caso, si mette a sparare a destra e a manca che forse è stato un attentato e, appunto, non necessariamente incuria.

Visto quanto è facile ipotizzare un complotto? Talmente facile che si può arrivare persino ad ipotizzare che anche la teorizzazione di un complotto potrebbe essere a sua volta un complotto.

Signori, il ponte Morandi è andato giù semplicemente perché il nostro Stato, come un po’ in tutto l’occidente, non è in grado o non gli va più di fare lo Stato. Delega funzioni vitali della vita comune a società private che le gestiscono pensando, per altro giustamente dato che quella è la loro natura, più al profitto che al bene comune. Perché abbiamo scelto questa forma di liberismo? Perché abbiamo rinunciato ad avere un minimo di sovranità nazionale persino sui servizi base che servono alla comunità? Questo è l’unico complotto accertato che celebriamo in questo anniversario.

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