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15:10 24 Agosto 2019
martello giudice

Due giovani travolti e uccisi dopo una rissa – già ai domiciliari l’investitore

© Foto : Africa Studio
Italia
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Il GIP concede gli arresti domiciliari all’investitore declassando il suo reato da duplice omicidio volontario a semplice omicidio stradale e omissione di soccorso. Ma “l’incidente” era avvenuto subito dopo una rissa in discoteca.

Che probabilità ci sono di investire casualmente con l’auto due ragazzi in vespa dopo una lite in discoteca avvenuta proprio con quei due ragazzi in vespa? Eppure il GIP di Bergamo, Vito Di Vita, ha ritenuto che non ci sarebbe stata alcuna volontarietà nell’azione di Matteo Scarpin che nella notte tra sabato e domenica scorsi ad Azzano San Paolo, ha causato la morte del 21enne Luca Carissimi e dell’amico 18enne Matteo Ferrari.

Sembra che i tre pare fossero stati protagonisti di una lite iniziata poco prima dentro la discoteca e proseguita poi fuori. Peraltro gli stessi rappresentanti legali di Scarpin avevano riferito al GIP che il loro cliente aveva ammesso che c'era stata una lite e di aver inseguito i due ragazzi in auto.

Pronta la nota Twitter del ministro degli Interni Salvini sulla vicenda:

​Cos’è il Giudice per le Indagini Preliminari (GIP)

Protagonisti delle indagini preliminari sono prima di tutto la Polizia giudiziaria e il pubblico ministero ma nel nostro ordinamento a controllare l’operato di tali soggetti è posto un soggetto ‘terzo’ - il giudice per le indagini preliminari. Questi non gestisce le indagini ma interviene nelle sole ipotesi previste dal codice come, appunto, nel caso dell’art. 291 del Codice di Procedura Penale che concede al GIP la facoltà di “...disporre misure cautelari meno gravi se il Pubblico Ministero non ha espressamente richiesto di provvedere esclusivamente in ordine alle misure indicate”.

Al contrario l’art. 285 dello stesso codice indica che la custodia cautelare può essere disposta, entro determinati termini indicati dalla legge, prima della sentenza definitiva, sia durante le indagini che nel corso del processo. Questo articolo quindi, permette al giudice la possibilità di ordinare agli agenti di polizia giudiziaria di catturare immediatamente un imputato, portarlo in carcere al fine di rimanere a disposizione dell’autorità giudiziaria. La detenzione prima del processo nel nostro ordinamento è tuttavia condizionata alle seguenti:

1. esistenza di gravi indizi di colpevolezza;

2. rischio concreto di reiterazione del reato;

3. pericolo di fuga;

4. possibile inquinamento delle prove.

In questo quadro sono da interpretare sia la decisione del GIP che la questione della ‘riforma della giustizia’ evocata dal ministro.

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