14:10 19 Novembre 2019

Carola: ora è la GIP che l’ha scarcerata a rischiare

© REUTERS / Guglielmo MangiapaneCC BY-SA 3.0 / Wikipedia / Sergio D’Afflitto
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E’ la rivincita per tutti quelli che sui social avevano criticato la decisione di scarcerazione della GIP Alessandra Vella e si erano sentiti dare del “leone da tastiera” o “principe del foro fallito”. Ora è la stessa procura di Agrigento a demolire l’ordinanza che aveva scarcerato Carola Rackete e chiederne il ricorso in Cassazione.

C’era anche chi si era spinto a scrivere che la GIP Alessandra Vella fosse addirittura incriminabile per “Delitto contro la Personalità dello Stato” (Stefano Alì su Blondet & Friends il 3 luglio). Ma si era sempre trattato di controinformazione online e chi di questa opinione si era sentito dare quanto meno dell’incompetente o sprovveduto dai seguaci del mainstream. Ora invece è la stessa procura di Agrigento a parlare ufficialmente di ‘errore madornale’ riguardo a quella scarcerazione. Lo scrivono proprio nel ricorso presentato in Cassazione contro la mancata convalida dell’arresto della capitana Carola il Procuratore Luigi Patronaggio e i PM della procura.

16 pagine di ricorso pubblicate da ‘Il Giornale’ e che anche noi vi linkiamo le quali pesano come un macigno sulle ambizioni della GIP agrigentina responsabile di conclusioni errate, interpretazioni sbagliate del diritto e in generale di motivazioni inadeguate, come si legge tra le righe del documento. In particolare salta all’occhio uno dei passaggi finali in conclusione a pagina 15:

“Si è pienamente consapevoli della complessità delle questioni sollevate, specie in relaziona ad un provvedimento che si limita ad impugnare la convalida di arresto, tuttavia, tale esigenza si è resa necessaria per il fatto che tutte le argomentazioni affrontate venivano poste dal GIP a sostegno della mancata convalida del provvedimento pre-cautelare. Conseguentemente, in ossequio a tutte le argomentazioni offerte, l’ordinanza di non convalida dell’arresto del GIP è risultata essere viziata per violazione di legge, mancanza e contraddittorietà della motivazioni, in quanto, dopo aver operato complesse valutazioni in diritto, in una sede a ciò deputata, non ha provveduto correttamente a valutare gli elementi di fatto e di diritto relativi alla configurabilità della causa di giustificazione, né ha motivato adeguatamente le ragioni per le quali ha ritenuto di applicarla nel caso di specie”.

In pratica la procura di Agrigento sostiene che la GIP abbia ricercato e preso in considerazione solo gli argomenti utili per la scarcerazione e sottovalutato (sottintendendo per volontà o incompetenza) tutti gli argomenti opposti. In particolare nell’ordinanza è fatto ampio riferimento alla questione della definizione di nave da guerra per la motovedetta della Gdf. Ricorderete che la GIP Vella, proprio non definendo il mezzo della Gdf come imbarcazione militare, aveva risparmiato alla Rackete l’applicazione dell’art.1099 del Codice della Navigazione – “Il comandante o l’ufficiale della nave, che commette atti di resistenza o di violenza contro una nave da guerra nazionale, è punito con la reclusione da tre a dieci anni”.

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