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00:35 18 Agosto 2019
Palermo commemora il ventisettesimo anniversario della strage di via d'Amelio

I parenti delle vittime della strage di via d'Amelio: vogliamo la verità

© Sputnik . Clara Statello
Italia
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Clara Statello
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Palermo commemora il ventisettesimo anniversario della strage di via d'Amelio, in cui persero la vita il giudice Paolo Borsellino, proprio mentre indagava sulla morte di Giovanni Falcone, e gli uomini della scorta Emanuela Loi, Agostino Catalano, Vincenzo Li Muli, Walter Cosina, Emanuela Loi e Claudio Traina.

Sotto l'albero della pace altissima la commozione tra i parenti delle vittime, i testimoni di giustizia, le autorità presenti per ricordare la strage di mafia. Erano presenti il ministro della Giustizia Bonafede, il presidente della commissione parlamentare Antimafia Nicola Morra, l'ex presidente del senato Pietro Grasso, il sindaco di Palermo, Leoluca Orlando, il sindaco di Napoli Luigi De Magistris.

E poi i parenti delle vittime, primo tra tutti Salvatore, fratello del magistrato, Antonio Vullo, l'unico agente della scorta sopravvissuto, Luciano Traina, fratello di un agente della scorta, Vincenzo Agostino, padre di Nino, l'agente ucciso durante l'attentato dell'Addaura, Piera Aiello, cognata di Rita Atria, i genitori del piccolo Claudio Domino, ucciso da un proiettile volante a soli undici anni, vicino all'Ucciardone negli anni del maxiprocesso, della guerra di mafia.

Una strage di stato, di una parte di stato deviato che era sceso a patti con la mafia. Si ricorda il depistaggio, la sparizione dell'agenda che stava dentro la borsa del giudice, proprio durante l'attentato. Scomparsa l'agenda, riapparsa la borsa.

Salvatore Borsellino (a sinistra) e Nicola Morra (a destra) alla commemorazione del ventisettesimo anniversario della strage di via d'Amelio a Palermo
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Salvatore Borsellino (a sinistra) e Nicola Morra (a destra) alla commemorazione del ventisettesimo anniversario della strage di via d'Amelio a Palermo

Commozione ma anche rabbia, per una giustizia che non è mai arrivata.

"Mia mamma è morta senza sapere la verità, senza sapere perché è morto suo figlio", dice Luciano Traina. "Salvatore (Borsellino) mi ha detto che adesso forse tolgono i sigilli...ma i sigilli non andavano mai messi".

Parole di rabbia da Antonio Vullo, che ricorda il momento della strage, quando ha visto morire i suoi colleghi. Ringrazia gli agenti di scorta, che nonostante tutto, continuano con onore a fare la scorta a personalità a rischio.

Parole dure che chiedono giustizia anche da Giuseppe Tiana, segretario nazionale del sindacato di polizia SIAP, che dice: "Uno stato che non ha il coraggio di guardarsi dentro e cercare la verità, non è uno stato degno".

Palermo commemora il ventisettesimo anniversario della strage di via d'Amelio
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Palermo commemora il ventisettesimo anniversario della strage di via d'Amelio

"Oggi significa ricordare sempre, non soltanto le sue parole, ma anche le sue scelte. – dice Nicola Morra, presidente della commissione antimafia ai microfoni di Sputnik Italia – Lui ha ricordato quanto gli venne riferito in occasione di un importante omicidio di mafia: "ricordati, ricordiamoci che siamo dei cadaveri che camminano".Pur sapendo ciò lui e tanti altri non hanno mai fatto passi indietro, mai arretrato di un millimetro, anzi hanno raddoppiato gli sforzi a favore di uno stato che troppe volte ha dimenticato i suoi stessi uomini, quando non li ha traditi".

"Per cui credo che la lezione sia unica: cercare di capire che questo nostro stato va corretto, va riportato alla sua intima sostanza di comunità che tutela tutti e in particolare i più deboli. Paolo Borsellino ci ha provato e io credo che sia la cosa più giusta proseguire nel solco che ha tracciato. Un senso del dovere che deve essere ricordato tutti i giorni, non soltato il 19 luglio. Questo è l'insegnamento più importante che ci ha lasciato, Paolo e anche i suoi familiari. Non c'è più rita, ma non c'è soltanto Salvatore, ci sono i figli e anche i nipoti che hanno iniziato a fare da testimoni a questa battaglia, mi sembra giusto dare la nostra solidarietà e accettare questa sfida convinti che si sia dalla parte giusta", conclude Morra.

L'eredità di Paolo Borsellino

Salvatore Borsellino, che con la sorella Rita, deceduta l'anno scorso, ha portato avanti per decenni la battaglia per la verità sulla strage, puntualizza il significato della giornata. In mano ha un'agenda rossa, l'agenda in cui il magistrato Paolo Borsellino annotava tutto, sulle indagini, sulle scoperte, sulle prove riscontrate.  Un documento prezioso scomparso dalla macchina del giudice proprio il giorno dell'attentato, simbolo di una verità negata.

"La nostra non è una commemorazione – dice il fratello del magistrato – per noi è un giorno di memoria, e noi diamo alla memoria un significato diverso, di quello che di solito danno. Cioè una giornata di ricordo. Per noi la memoria è lotta per la verità e la giustizia. Quindi visto che dopo 27 anni non c'è né verità né giustizia, noi oggi continuiamo a lottare. Ma non lottiamo solo il 19 luglio, ma tutto il resto dell'anno, per la verità e per la giustizia".

L'arma contro la mafia

Contro la mafia c'è un'arma potentissima, secondo Borsellino. "La migliore arma contro la mafia è la gioventù. Diceva Paolo "i giovani, i giovani sono la vera arma contro la mafia. Quando la gioventù le negherà il consenso, anche l'onnipotente e misteriosa mafia sparirà come un'incubo". Paolo nei giovani aveva una grande fiducia".

L'operazione trasparenza

Abbiamo chiesto a Borsellino se l'operazione trasparenza è un passo avanti verso la verità. "Ho apprezzato il fatto che questi documenti siano stati digitalizzati e non restano più nel buio degli archivi. Il problema è capire se si tratta di una desecretazione o soltanto pubblicare dei documenti che erano poco accessibili"."Sicuramente non vedo come un'intervista in cui Paolo si lamenta della scarsità della sua scorta, possa essere segreto. O comunque se lo era, ciò che mi meraviglia è che su un documeto del genere possa essere stato messo il segreto. Sicuramente si tratta di un'operazione di trasparenza, quella di rendere dei documenti più accessibili a tutti, ma da qui a  chiamarla desecretazione ce ne vuole. La desecretazione è un'altra cosa, parleremo di desecretazione quando verranno tolti i vergonosi segreti di stato".

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