03:18 15 Novembre 2019
Nave e motovedetta

Gdf vs Sea Watch: “noi rischiamo la vita e quella fa l’eroina”

© REUTERS / Murad Sezer © REUTERS / Guglielmo Mangiapane
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Sfoghi di rabbia da parte della Guardia di Finanza dopo la scarcerazione di Carola e, codici alla mano, pare non abbiano nemmeno tutti i torti.

Fiamme non solo gialle ma anche rosso rabbia quelle dalla Guardia di Finanza oggi, dopo l’episodio dello speronamento subito ad opera dalla nave della Sea Watch capitanata dall’eroina del momento, Carola Rackete. E a sentire non solo gli sfoghi, ma anche gli argomenti puramente giuridici, non hanno neppure tutti i torti i nostri finanzieri. Uno di costoro, che ha preferito rimanere anonimo, ha dichiarato all’inviata Elvira Terranova per AdnKronos:

“Il mondo al contrario. Chi viola la legge diventa un’eroina e chi ha difeso la patria tra un po’ passa per delinquente. Sono molto amareggiato”.

Il finanziere ha continuato dichiarano il proprio disappunto specificatamente sul passaggio dell’ordinanza di scarcerazione di Carola Rackete nel quale la GIP di Agrigento, Alessandra Vella, fa riferimento all’imbarcazione della Guardia di Finanza definendola NON ‘nave militare’:

“Lo sanno pure i bambini che l’imbarcazione della Guardia di Finanza è una nave da guerra perché issa il vessillo e ha i colori della Marina militare come nave da guerra”. Il finanziere delle Fiamme gialle di Lampedusa al microfono della giornalista torna più volte su questo punto.

Ma perchè è così importante il particolare della ‘nave da guerra’ si saranno chiesti molti lettori? Ebbene, il particolare è di importanza in effetti fondamentale in primo luogo perchè il famoso ‘Decreto sicurezza bis’ di fatto modifica il vecchio articolo 1099 del Codice della Navigazione depenalizzando il reato di ‘rifiuto di obbedire a nave da guerra’. Il vecchio articolo 1099 - Rifiuto di obbedienza a nave da guerra prevedeva che: “Il comandante della nave che non obbedisce all’ordine di una nave da guerra nazionale, è punito con la reclusione fino a due anni”. Nei casi di immigrazione clandestina ora però si rischiano solo ammende amministrative e non il carcere. La nave Sea Watch quindi è potuta entrare nelle acque territoriali italiane perchè non rischiava il carcere. Per il carcere sarebbe servita dimostrare la ‘resistenza o violenza contro nave da guerra’: “Il comandante o l’ufficiale della nave, che commette atti di resistenza o di violenza contro una nave da guerra nazionale, è punito con la reclusione da tre a dieci anni”.

Appunto quello che poi si è verificato - una resistenza con tanto di speronamento. Ecco allora che, secondo la GIP, l’imbarcazione della Guardia di Finanza ora NON sarebbe una nave da guerra - unico modo in cui la comandante si sarebbe potuta salvare. Per 'dimostrare' questo la Giudice è andata rilevare un cavillo secondo il quale le navi della Gdf sarebbero classificabili come navi militari SOLO quando fuori dalle acque territoriali italiane mentre la nostra era all’interno del porto di Lampedusa. Cavillo per altro contestato da più esperti di diritto oltre che dal finanziere anonimo dell’intervista che continua a non potersi trattenere dallo sfogo:

“In caso di guerra la gdf passa sotto l’egida della Marina militare lo sanno tutti. Tutti gli equipaggi Gdf sono equipaggi Cem, cioè appartengono al corpo militare marittimi... secondo qualcuno dovevamo essere noi a essere puniti - una assurdità. Noi abbiamo eseguito solo ordini legittimi e invece passiamo per chi commette un reato. Non ci sono più regole certe. Mi sembra di stare a teatro con le comparse ma non so chi è il burattinaio. Il collega ha eseguito ordini e gli è andata bene perché poteva rischiare la vita. Per il resto andiamo avanti ma non ci sono più le condizioni per lavorare bene, in serenità. Quando mi alzo la mattina e leggo queste cose divento matto. Ma il popolo con chi sta? Noi non abbiamo fatto abusi. Non ci sto a passare per delinquente. Proprio no”.

D’altra parte la sentenza di scarcerazione, che qui trovate linkata, contiene non solo questo aspetto quanto meno ‘opinabile’ dal punto di vista legale – alla pagina 12, poco prima delle conclusioni definitive – si legge infatti che la Carola avrebbe agito per salvataggio in mare in caso di rischio di naufragio. Esistono invece ricostruzioni che testimonierebbero ben altro, sia sul web che fonti ufficiali dimostrerebbero piuttosto che non vi fu alcun salvataggio in mare ma che si sarebbe trattato di veri e propri prelievi in mare coordinati con gli scafisti.

​Vi sarebbero anche testimonianze dirette degli stessi clandestini intervistati che in alcuni video messi in rete dalla controinformazione online confermerebbero la tesi non dei salvataggi ma dei 'passaggi di consegna'.

In ultimo non poteva mancare il segugio che sui social scopriva indizi misteriosi che riconducevano ad una giustificata rabbia da parte del finanziere di Lampedusa che è voluto rimanere anonimo ma che forse avrebbe avuto tutto il diritto di dire la sua anche se eroe come Carola, non sarebbe mai diventato:

 

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