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11:05 24 Agosto 2019
Statistiche negative

ISTAT: gli italiani sono sempre meno

© Foto: Pixabay CC0
Italia
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Il rapporto annuale ISTAT rivela dati inquietanti al capitolo ‘demografia’. Quest’anno si è registrato il minimo storico dai tempi dell’Unità d’Italia per quanto riguarda la popolazione italiana - solo 55 su 60 milioni di residenti.

Il declino viene compensato dagli immigrati che negli ultimi quattro anni sono stati oltre 638 mila. Ora la percentuale di stranieri residenti è salita all’8,7%. E’ tuttavia lo stesso Istituto Italiano di Statistica a farci notare che anche questo flusso è destinato a contrarsi per motivi strutturali:

“Il contributo dell’immigrazione alla crescita demografica si va tuttavia ora ridimensionando per effetto della contrazione dei flussi e della trasformazione dei motivi di ingresso, oltre che per comportamenti riproduttivi meno dinamici. Sono sempre meno numerosi, infatti, gli stranieri che scelgono l’Italia per realizzare un progetto migratorio di permanenza stabile e sono progressivamente aumentati i flussi di ingresso per motivi dettati dall’emergenza, come nel caso dei richiedenti asilo e protezione umanitaria”.

In buona sostanza l’ISTAT osserva che i flussi migratori dei richiedenti asilo non vanno a sostituire i flussi dei migranti che invece negli anni passati sceglievano l’Italia per realizzare un 'progetto migratorio di permanenza stabile', cioè entravano per realizzare un progetto lavorativo e con prospettive di lungo periodo, potremmo dire. I dati crudi, sintetizzati nei grafici del rapporto annuale pubblicato oggi, dimostrano che non solo la popolazione di italiani è in diminuzione ma l’intera popolazione residente, compresi quindi gli stranieri immigrati, risulta in calo rispetto alle rilevazioni del 2015.

“Dal 2015 la popolazione residente è in calo e si entra così nella fase del declino demografico. Al 1° gennaio 2019 si stima che la popolazione ammonti a 60 milioni 391 mila residenti, oltre 400 mila in meno rispetto al 1° gennaio 2015 (-0,66 %). La popolazione di cittadinanza italiana scende a 55 milioni 157 mila unità (-1,12 % rispetto al 1°gennaio 2015), mentre i cittadini stranieri residenti sono 5 milioni 234 mila (+4,38 % rispetto al 1° gennaio 2015)... La stima dell’incidenza della popolazione straniera sul totale ha raggiunto l’8,7 per cento nel 2019 (era il 5,2 per cento nel 2008)”.

Dall’altra parte le statistiche dimostrano anche una significativa tenuta della ‘speranza di vita alla nascita’ – 80 anni abbondanti per gli uomini, addirittura 85 per le donne, un dato che ci mantiene in vetta alle classifiche mondiali ma, pur essendo in sé positivo, abbinato al dato invece pessimo del ‘numero medio di figli per donna’ (indice di fecondità che per garantire un corretto ricambio generazionale dovrebbe essere intorno al 2,1 figli per donna e che da noi è invece pari a 1,32) comporta un conseguente invecchiamento progressivo della popolazione. L’altro dato che continua a persistere in negativo, anzi in pericoloso aumento, è quello dell’emigrazione dei cittadini italiani – che comprende il fenomeno chiamato dei ‘cervelli in fuga’ ma che oramai non riguarda più solo le élite altamente qualificate e specializzate ma coinvolge tutti coloro che, non necessariamente solo giovani, non riescono a realizzare le proprie aspettative nel proprio Paese e sono costretti ad emigrare. Percentuale che si aggira minacciosa alla soglia del 2%.

Al di là dei freddi numeri è lo stesso istituto ISTAT a sentenziare nel più sintetico e laconico dei commenti il quadro inquietante della situazione reale che stiamo vivendo:

“La fecondità bassa e tardiva è l’indicatore più rappresentativo del malessere demografico del Paese. Si accentua ulteriormente la posticipazione delle prime nozze e della nascita dei figli verso età sempre più avanzate, e, tra le donne senza figli (circa il 45 % delle donne tra 18 e 49 anni), quelle che non includono la genitorialità nel proprio progetto di vita sono meno del 5 per cento. Per le donne e le coppie, la scelta consapevole di non avere figli è poco frequente, mentre è in crescita la quota delle persone che sono costrette a rinviare e poi a rinunciare alla realizzazione dei progetti familiari a causa delle difficoltà della propria condizione economica e sociale o per fattori di contesto”.

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