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10:35 19 Luglio 2019
La sede della Commissione Europea

Procedura di infrazione contro l’Italia: oggi riunione della Commissione

© AFP 2019 / EMMANUEL DUNAND
Italia
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In vista della decisione definitiva del prossimo 9 luglio è oggi, 3 luglio, che la Commissione UE tirerà le somme sul caso della procedura di infrazione per l’Italia. Cauto ottimismo da parte del Governo.

E’ oggi il giorno cruciale in cui i Commissari europei dovranno decidere se ritirare o confermare la raccomandazione di procedura per debito eccessivo contro l’Italia. L’ultima parola spetterà al Consiglio di Economia e Finanza composto dai Ministri dell’Economia e Finanza degli Stati membri (ECOFIN) che si riunirà martedì 9 luglio, già da questa sera avremo tuttavia indicazioni molto chiare sulle probabilità di dover o meno essere costretti a pagare la maximulta da circa 3,5 miliardi che rischiamo.

Dopo le misure per la correzione dei conti decise lunedì scorso dal nostro Consiglio dei Ministri, che, ricordiamo, prevedono il congelamento di 1,5miliardi di euro dai fondi per il reddito di cittadinanza e Quota 100, oltre la destinazione dei risparmi al miglioramento della finanza pubblica, il Presidente del Consiglio Conte si è così espresso parlando ieri a Bruxelles:

Abbiamo approvato il disegno di legge sull’assestamento di bilancio e possiamo inviare i nostri documenti ufficiali in Europa, mettendo sul piatto oltre sette miliardi di euro che ci consentono di dire che siamo in linea con le previsioni del famoso 2,04% di deficit/Pil nel 2019

Quali sono i parametri da rispettare

Ricordiamo che la procedura di infrazione è regolata dall’articolo 126 del Trattato sul funzionamento dell’Unione Europea che impone che tutti i Paesi membri debbano soddisfare due requisiti fondamentali:

  • Il disavanzo di bilancio (deficit – bilancio dello Stato negativo) non deve superare il 3% del PIL (Prodotto Interno Lordo, cioè il valore di tutti i beni e servizi prodotti sul territorio di un Paese nell’anno).
  • Il debito pubblico (cosa differente dal deficit) non deve (dovrebbe) superare il 60% del PIL.

In caso di mancato rispetto dei detti parametri il Paese membro rischia il congelamento dei finanziamenti che l’UE concede per investimenti mirati alla crescita, l’interruzione dei prestiti della Banca europea, l’uscita dal programma di acquisto di titoli di Stato della Banca Centrale Europea e, appunto, il rischio di multa che può arrivare ad un importo massimo addirittura pari allo 0,5% del PIL nei casi di violazioni più gravi.

La stessa Commissione Europea in precedenza aveva definito ‘giustificata’ la procedura di infrazione contro l’Italia motivandola con il mancato rispetto del nostro Paese del parametro del debito/PIL: “la regola del debito non è stata rispettata né nel 2018, né nel 2019 e non lo sarà nel 2020, e quindi una procedura d'infrazione per debito eccessivo è giustificata", così era scritto nel rapporto in precedenza diramato. La riforma pensioni e il deficit oltre il 3% previsto per il 2020 sono stati fattori aggravanti secondo le dichiarazioni successive.

Effettivamente il debito pubblico italiano si aggira intorno ai 2.300 miliardi, il ché equivale a circa il 131% del nostro PIL ed il programma pensionistico e sociale previsto dal Governo si prevedeva avrebbe dovuto sforare il 3% ma se da una parte (M5S) si obietta che la situazione di debito pubblico attuale non sia altro che il risultato dai governi precedenti, dall’altra (Lega) non sono pochi i sospetti, anche pubblicamente palesati, di una eccessiva rigidità delle istituzioni europee specificatamente nei confronti dell’Italia per motivazioni di carattere più politico che economico.

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