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10:30 17 Settembre 2019
Militanti dell'ISIS a Mosul

In carcere quattro stranieri per finanziamento gruppi terroristici

© REUTERS / Stringer/File Photo
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I soldi raccolti in Italia, ma non solo, venivano trasferiti in Somalia con il sistema dell’Hawala, uno strumento di pagamento per eludere i controlli. Arestati due somali e due etiopi. Lo riporta oggi il Corriere di Bologna.

I soldi raccolti in Italia ed altri paesi, trasferiti in Somalia con il veicolo di scambio abusivo dell’Hawala, servivano a finanziare formazioni jihadiste del paese africano inserite a pieno titolo nella galassia dei gruppi attivi nel terrorismo internazionale.

L’inchiesta compiuto i primi passi nel 2018 da una segnalazione della Direzione centrale della polizia di prevenzione sui contatti in Italia di un presunto facilitatore dell’Isis, Abu Hamza, arrestato in Somalia nel 2017. Al centro delle indagini della pm dell’antiterrorismo Antonella Scandellari e del procuratore Giuseppe Amato, che hanno coordinato le attività della Digos di Bologna sviluppate attraverso intercettazioni e accertamenti patrimoniali, c’è un network transnazionale composto da soggetti dislocati tra Romagna e Brianza. Sono stati fermati due somali e due etiopi con le accuse finanziamento di condotte con finalità di terrorismo e favoreggiamento dell’immigrazione clandestina.

Gli investigatori hanno seguito il filo dei suoi contatti telefonici isolando due utenze intestate a prestanome ma riferibili a due somali risultati in contatto tra loro e residenti a Forlì. Lasciata la Somalia, sono arrivati sulla costa di Trapani nel 2016 dopo aver trascorso un periodo in Libia. Dopo un passaggio all’hub di via Mattei si sono stabiliti in Romagna dove hanno convissuto per tutto il 2017. Sul finire dell’anno seguente la prima svolta. Uno dei due, Ibrahim Omar Mohsin, già finito sotto i riflettori degli inquirenti bolognesi, viene arrestato dalla Procura di Bari per associazione con finalità di terrorismo.

Le indagini si sono concentrate sui loro contatti fino ad illuminare l’attività di almeno altri quattro presunti finanziatori del terrorismo, partecipi "di un circuito internazionale, i quali potrebbero essere funzionalmente collegati ad un’ampia rete terroristica nella quale si colloca Al Shabaab, formazione somala affiliata ad Al Quaeda ma con possibili infiltrazioni di militanti dell’Isis".

Secondo le indagini, uno dei somali, residente in Romagna e gli altri aderiscono al progetto di raccolta fondi. Ad evidenziarlo sarebbe il contenuto di intercettazioni poste a fondamento del decreto di fermo. Il 22enne illustra il piano al romagnolo: "Tu lo sai che sono un religioso? Ti sei dimenticato che in Somalia insegnavi il Corano? Stiamo raccogliendo denaro da mandare, siamo sparsi tra Torino e Roma, Italia e Libia, dobbiamo comprare armi, munizioni e pallottole per i nostri ragazzi che combattono. I gruppi più attivi sono negli Stati Uniti, in Canada e in Germania. Ti do il gruppo di cui facciamo parte su Facebook per raccogliere i soldi. Dobbiamo costruire una squadra, siamo tutte persone che vivono in Italia", esorta il 22enne. L’interlocutore aderisce: "Sono pienamente d’accordo su tutto quello che state facendo, farò parte del vostro gruppo e sono a disposizione per qualsiasi cosa".

"Grazie agli inquirenti e alle Forze dell'Ordine, con particolare riferimento alla Dda di Bologna e alla Digos teniamo alta l'attenzione: nessuno spazio per criminali, fanatici, clandestini. Per l'ennesima volta emergono inquietanti legami tra chi entra irregolarmente in Italia e ambienti dell'estremismo islamico", ha reagito il Ministro degli Interni Matteo Salvini.

Tags:
Finanziamenti al terrorismo, Terrorismo, Al Qaeda, ISIS, Etiopia, Somalia, Italia
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