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15:49 19 Agosto 2019
Italia
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“La Repubblica ha l’obiettivo di colmare le fratture che si aprono nella società. Chi detesta la democrazia, invece, vuole che le fratture si allarghino, che diventino conflitti insanabili, che seminino paure e rancore; che la Costituzione divenga irrealizzabile”.

Così il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ricordando l’assassinio, venti anni fa per mano delle Brigate Rosse, del giuslavorista Massimo D’Antona, cui oggi viene intitolata un’aula dell’Università La Sapienza. Ucciso, ha sottolineato il Capo dello Stato, perché lavorava “per attuare la Costituzione”.

Mattarella ha ricordato come “un gruppo, nei fatti ridotto a una banda di killer sanguinari, aveva eletto D’Antona a simbolo dell’azione riformatrice; e quindi della cultura democratica, che cerca di innervare le istituzioni. Con i suoi strumenti: gli studi, le ricerche, le proposte, la capacità di dialogo. Come Ezio Tarantelli e Roberto Ruffilli prima di lui. Come Marco Biagi, tre anni più tardi. Al di là delle loro idee – talvolta anche diverse – ai criminali importava ciò che li accomunava: il lavoro per attuare la Costituzione. Per coinvolgere le parti sociali, in un processo di ammodernamento del Paese sulla base dei principi di giustizia, di uguaglianza, di libertà. Proprio questo è quel che il terrorismo voleva distruggere: l’impegno per la coesione sociale”.

Mattarella ha anche ricordato come “sono trascorsi venti anni dal vile, barbaro assassinio di un uomo mite, di un docente apprezzato dai suoi studenti, di uno studioso impegnato con passione, come abbiamo ascoltato negli interventi di questa mattina”, ma “la memoria mantiene un segno profondo di dolore”. E dunque “esprimo, come tutti, vicinanza e solidarietà alla moglie e alla figlia, Olga e Valentina. Con grande sofferenza – e con altrettanto grande dignità – hanno portato, in questi anni, una ferita che non è possibile sanare”.

Il giorno dell’omicidio di D’Antona, “erano passati undici anni dall’omicidio, altrettanto crudele e spietato, di Roberto Ruffilli. Sembrava che fosse ormai scomparso il cancro del terrorismo brigatista. Ricordo con pienezza lo sbigottimento e lo sconforto quando giunse la notizia quella mattina di venti anni fa: ero nel mio ufficio a Palazzo Chigi; e mi recai pressoché subito al Policlinico”.

E però “abbiamo sconfitto quel terrorismo. La memoria mantiene grande il dolore ma conferisce anche forza. Grazie a questa, tanti hanno compiuto il loro dovere, si sono impegnati per il bene comune. Persone davanti alle quali ci inchiniamo nel ricordo; anche di tanti eroi della vita quotidiana che rendono saldo il nostro tessuto democratico. In questo giorno di ricordo, il pensiero va anche a chi ha dato la vita per sconfiggere il terrorismo. Uomini dello Stato, magistrati, forze dell’ordine. Vorrei ricordare, in particolare, Emanuele Petri, medaglia d’oro al Valor civile – sovrintendente della polizia di Stato – che ha consentito di catturare gli assassini di Massimo d’Antona e di Marco Biagi; e che ha pagato con la vita il suo servizio alla Repubblica”.

“È davvero significativo che, agli interventi del Rettore, del Preside della Facoltà, del Direttore del Dipartimento, al ricordo appassionato del Professor Caruso – docenti, colleghi, qualcuno anche allievo oltre che collega di Massimo D’Antona – si siano uniti quelli del Segretario della Cgil e della Giudice costituzionale Sciarra. D’Antona teneva a questo collegamento sempre aperto tra università, ricerca, impegno di elaborazione nelle organizzazioni sociali, e contributo alla vita delle istituzioni”.

Fonte: Askanews

Tags:
Italia, Democrazia, Sergio Mattarella
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