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00:16 23 Ottobre 2019
Batteria solare

Esperto italiano: Impossibile abbandonare le fonti energetiche fossili nei prossimi 20 anni

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L’impiego delle fonti rinnovabili è stato rilevante negli ultimi dieci anni nell’Unione Europea e in particolare nell’Italia che correntemente occupa il quarto posto nella lista dei più grandi consumatori dell’energia elettrica dopo la Germania, la Francia e il Regno Unito. Allo stesso tempo, l’Italia è il paese più dipendente dalle importazioni dell’energia elettrica nell’Unione Europea.

Le risorse rinnovabili quali sono l’energia idroelettrica, geotermica, solare, eolica, marina e di biomasse presentano tali vantaggi come l'assenza di emissioni inquinanti e la loro inesauribilità. Il Governo italiano pone l’accento sul progredimento nel settore della produzione dell’energia solare ed eolica. Inoltre continua a sviluppare il campo dell’energia geotermica dove l’Italia diventò il pioniere, aver edificando nel 1905 la prima centrale geotermica nel mondo.

Per chiarire le prospettive della produzione energetica in Italia Sputnik Italia ha contattato gli esperti nel settore dell’energia rinnovabile Giuseppe Franchini, il professore dell’Università degli studi di Bergamo, e Alberto Berizzi, il professore del Politecnico di Milano.

– Professore, oggi l’Italia è dipendente dalle importazioni energetiche al 76%. Ritiene possibile che il Paese abbandoni le fonti energetiche tradizionali nel prossimo futuro?

Giuseppe Franchini: “L’abbandono delle fonti energetiche fossili nei prossimi 20 anni non è né tecnicamente né economicamente sostenibile. La penetrazione delle energie rinnovabili proseguirà la sua crescita in tutti i settori, soprattutto nel settore della Power Generation e nella climatizzazione degli edifici. Ma la completa sostituzione dell’energia fossile necessiterebbe di interventi infrastrutturali sulle reti di distribuzione che sono realizzabili solo su scale temporali molto più lunghe”.

Alberto Berizzi: “L’ultimo documento ufficiale al proposito è il PNIEC (Piano nazionale integrato per l’energia e il clima) prevede che l’obbiettivo sia di raggiungere il 30% di copertura da fonti rinnovabili nel 2030. Sarebbe un obbiettivo desiderabile per un paese come l’Italia che non ha grandi risorse fossili, mentre può contare su acque e sole (meno sull’eolico) per l’approvvigionamento di energia. Tale obbiettivo è raggiungibile a patto di sostenere economicamente questa scelta. Negli ultimi anni abbiamo assistito alla diminuzione dei costi dei pannelli fotovoltaici e dell’accumulo elettrochimico: tutto ciò va nelle direzione giusta, ma al momento non è sufficiente. Per questo è anche necessario puntare sulla ricerca scientifica e industriale che possono contribuire significativamente a mettere a punto le tecnologie e le metodologie adeguate.

– Per Italia lo sviluppo delle fonti green é assai costoso. E' possibile diminuire le spese in brevi termini?

Giuseppe Franchini: “Le politiche di incentivazione hanno contribuito alla diffusione di molte tecnologie rinnovabili e ad una forte riduzione dei loro costi. Alcune tecnologie green sono oggi vicine alla grid-parity. In queste condizioni e considerando la crescente sensibilità sociale al tema della sostenibilità, ritengo che il mercato dell’energia sia pronto per un ulteriore incremento di capacità installata che passi non da tariffe incentivanti, ma da interventi normativi che promuovano la progressiva sostituzione degli impianti fossili con tecnologie rinnovabili.

Alberto Berizzi abbraccia l'opinione diversa: “Il costo elevato delle tecnologie non è un fatto italiano. Trattandosi di tecnologie nuove, il loro costo riflette lo sforzo che è stato fatto per metterle a punto e renderle industrialmente appetibili. Tale costo sta scendendo, grazie al fatto che il loro utilizzo sta aumentando dovunque nel mondo, rendendo quindi possibile sfruttare i vantaggi dell’economia di scala.

– Lo sviluppo di questo settore potrebbe incentivare la creazione di posti di lavoro, secondo Lei?

Giuseppe Franchini: “La progressiva sostituzione degli impianti a combustibili fossili con sistemi ad energia rinnovabile potrebbe produrre un risultato netto positivo in termini occupazionali. Per loro natura le tecnologie operanti con fonti energetiche rinnovabili hanno taglie più contenute e questo facilita, per molte di esse, una filiera produttiva (che va dalla progettazione alla costruzione, alla gestione e alla manutenzione) su scala nazionale.

Alberto Berizzi sottolinea i punti deboli a questo proposito: “In Italia, nel recente passato, i regimi di incentivazione che si sono sviluppati non hanno favorito l’industria locale. Ad esempio, nel campo del fotovoltaico, la prima ondata di incentivazioni ha fatto sì che la maggior parte degli acquisti fosse rivolta ai prodotti cinesi, dal momento che un’industria italiana del fotovoltaico non esisteva. Purtroppo, quando questa ha iniziato a svilupparsi, gli incentivi sono cessati, creando una forte contrazione della domanda e stroncando sul nascere il fotovoltaico italiano. Servirebbe è una maggior stabilità e gradualità nelle politiche economiche, che renderebbe possibile pianificare e sviluppare le attività industriali con maggiori garanzie.

Autore: Sofia Tsibina

L'opinione dell'autore può non coincidere con la posizione della redazione.

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Tags:
Energia, UE, Italia
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